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vorrei essere, ancora alquanto male : speroche col tempo potrò rimettermi del tuttouè credo di essermi poco rimesso, ricupe-rando questa speranza, la quale già da moltotempo avea perduta: il che m’era stato ca-gion di una tristezza orrida e crudele chenon cedea nè al parere dei medici, nè aqualunque sforzo delia mia filosofia. Ma orapare che siasi mitigata alquanto. E quel miomale che da me prima, mal conosciuto, fuchiamato vertigine , e consisteva più tosto inun certo orrore grandissimo che io aveva amovermi, c in un timor sommo, anzi in un’al-tissima persuasione di dover cadere ad ogni,tratto per via , e in un certo invisibil frenoche mi pareva che mi traesse sempre e mislorzasse a tenermi dalla sinistra parte nelcamminare senza poter piegare alla destra, orpare che a poco a poco si sminuisca , e ditanto in tanto ancora mi lasci, massimamentequalora o la compagnia, 0 altra cosa mi dis-toglie dal pensarvi sopra. In somma pareche mollo giovamento recar mi potrebbe l’al-legrezza, della quale però e la natura mia ela fortuna mi son molto avare. E se io vo-lessi raccontare le sciagure mie e della nùacasa, avrei di che piangere io, e far pian-gere gli amici mici; se non che forse l’indif-ferenza che Dio mi ha dato per queste cose,altrettanto motivo ci darebbe di rallegrarci,quanto di dolerci ce ne danno le disavventu-re. Ho voluto scrivervi di me e delle miecose, acciocché voi similmente a me di voie delle vostre cose scriviate; delle quali spero