LETTERE 56 I
in qua mal acconcio della testa e poco attoad ogni studio, mi ha renduto difficile oltre-modo il farvene uno mio, e del tutto impos-sibile il farlo buono. Tutta volta perché debbameno dispiacervi 1 ’ avere da me un sonettocattivo, non ho lasciato di. stringere il nostroGhedini a cui le Muse son più cortesi, e chemi ha promesso di comporne uno e mandar-velo egli a dirittura. Io sono ora in villa, nèpiù l’ho veduto. Giovami sperare che egli miabbia favorito, e che voi già a quest’ora ab-biate ricevuto un sonetto ottimo, per cui miperdonerete il pessimo che ora vi mando. Secrederete potere presentar questo al sig. Gra-ziali! , tanto da me stimato e riverito, non la-scierete di presentargli insieme e il mio sommoossequio e la memoria che ho delle mie sommeobbligazioni, e la mia ottima volontà, la qualevoglio che più vaglia appresso di lui, che ilsonetto. Offerirei la stessa anche a voi, se ionon fossi già da gran tempo così tutto vostroche più non occorre che io mi vi offra. Tut-tavia il faccio per un certo uso che non puònon piacermi. Nella vostra buona grazia miraccomando. State sano. Bologna , 3o luglio 1737 .
Quando ebbi la vostra lettera , il che fugiovedì, il sig. Morand non era della nostraAccademia : ora la vostra lettera ]’ ha fattoessere. Io ne ho scritto a lui stesso in un’e-pistola latina che gli spedirò tra pochi dì.L’ amore del sig. Graziani verso me , che è 7Zahotti F. M. Voi. I. 36