LETTERE 583
mio? e quando sarà quell’ora eli’io possa dinuovo abbracciarvi e baciarvi? Dio vi fortunicotesto viaggio, e vel faccia allegro e felice ,siccome noi vi desideriamo e siccome voi me-ritate , e siccome anche spero che egli faràper la sua somma ed infinita bontà , e perla vostra. Noi di qua eravamo in gran timoreper la pestilenza che era di nuovo sorta inGermania , e facea del male assai ; ed anchequi non cessava il morbo delle bestie, chepure era spaven'evol cosa e di gran dannoalle campagne. Piaccia a Dio che noi nonsiamo ora , fatta la pace , in maggior pericoloche noi non eravamo al tempo delle furioseguerre: il che però se a Dio piace, sia così comee’vuole; che oltreché egli è il padrone, ciò fiaanche per molti forse il meglio. 11 vostro Bec-cali aveva avuta alquanti dì la febbre, ma oggiile era Ubero. Manfredi e gli altri vostri eranosalvi ; tra’ quali pure Mazzacorati, che doveatenere conclusimi pubblica nello studio e chie-dere la Lettura , la quale dovrebbe essere alui facile da conseguirsi ; ma in questi tempio„ n i cosa è difficile. Questo è quanto possoscrivervi delle nostre cose. Vorrei bene chevoi mi scriveste delle vostre di voi, e mas-simamente della vostra salute ; che tutto il re-sto io ho per nulla. Ghedini mia, se voi ter-rete memoria di me, e mi amerete e miscriverete, farete quello appunto verso di meche io fo e farò sempre verso di voi; conquesto, che voi il farete per cortesia, ed ioper gratitudine: nè per questo però dovetefarlo meno di me; anzi tanto più, quanto