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Volume I.
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586
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586 lettere

rallegro con lei e con tutti i suoi compagni,toltone i libri, i quali eran venuti costà conuna infinita speranza di dover esser letti at-tentamente da lei 5 ma in tanto strepito con-verrà loro cedere ad altri, e lasciare parlarquelli che certo non parleran cosi bene comeparlerebbono essi. Le Confessioni di S. Ago-stino furono ben fortunate, che essendo ri-maste a Bologna presso di me, non hannocorso gran pericolo. Vorrei che almeno lalingua franzese potesse venir talvolta a ritro-varla e farsi sentire al suo tavolino: ma ionon mi fido neppur di questo. Però non hovoluto mettere questa lettera in una linguache ella costì non potrebbe così facilmenteascoltare. Spero che le nuove saranno am-messe più facilmente. Laltra sera vidi il si-gnor Conte Vincenzo suo fratello, che si trovabenissimo. Egli mi disse che il suo sig. Pa-dre sarebbe venuto a Bologna forse il giornoappresso ; il che non è poi seguito : anzi que-sta mattina ho inteso dal camerier suo cheegli non ci ritornerà che tra alquanti giorni.Intendo altresì dal medesimo star lui benis-simo e con ottima salute : di che mi rallegromeco stesso, quanto con lei. Ieri feci una vi-sita alla signora Donna Gentile, che sta benis-simo , e mimpose di riverirla e ringraziarla.Mi disse ancora che la sera innanzi D. Giu-seppe le era apparso nel cortile, e subito dis-parve. Vorrebbe sapere se quello fu un so-gno, o se fu verità ) perchè egli imbrogliòtalmente tutto ciò che diceva , che diede allavisione tutta la sembianza di un sogno 3 ma