LETTERE 5 gì
Io me la passo ozioso ; il qual ozio minoja talvolta e mi giova j ma il ragionare colsignor Petronio mi fa spesso parere di nonessere ozioso così come sono. Esso sig. Pe-tronio la riverisce distintamente, e assai le siprotesta obbligato, se anche non avendo suelettere ; può assicurarsi della sua grazia 5 dicui crede che io sia un pegno ; et io gliellascio credere , onde così piu mi ami. La si-gnora Romana tanto è conoscente delle grazieche ella le fa, quanto ne è meritevole 5 chedi vero è garbatissima Signora, e piena di sa-viezza e di bontà, e merita fra tutti i benila grazia di lei. M’impone di riverirla distin-tissimamente e quanto si può il più. Lo stessofa il sig. Giambatista insieme col signor Giu-seppe e col Canonichino. Io la prego riverirea mio nome il sig. Quaranta, e le due genti-lissime sue Damine e i Signorini che costìsono ; perchè f uno sento già essere sviatodal P. Chinelli ; al quale , come il veda, miraccomanderà, pregandolo a tenermi nel suocuore un posticcino, se alcuno ne ha nonoccupato. Ella dovrebbe vedere da qualcheora il P. Sanseverino, che sarà a pregarla inpersona di quello di che la pregai io a suonome. So che alle sue preghiere non è ne-cessario aggiugner le mie ; pur le aggiungo ,sì perchè trovo non poco piacere in pregarla,sì perchè parali ricevere onore, facendomi inciò compagno di quel dottissimo e savissimoReligioso, a cui, vedendolo, la prego tenermiraccomandato. E perchè le cose fan sovveniretalvolta anche del loro contrario, venendomi