lettere 6a5
pur figurarmeli più vaghi, nè più magnifici.La conversazione , eh’ io vidi jeri se ra , dellaDuchessa di Carvizzano, o Carvignano , ben-ché rislretta in cinque stanze, parea fatta nonper gli uomini, ma per gli Dii 5 tanto era inogni sua parte nobile , sontuosa , vaga e ma-gnifica. Quello che tra noi si dice della roz-zezza e della brutalità Napolitana , e , crede-temi, una frottola sparsa da quelli che misuranola gentilezza d’ un paese dalle risposte di unqualche vetturino, o di un qualche lacchè.Io , che la misuro da altro , di covi, che hotrovato qui tanta cortesia , tanta gentilezza etanta conoscenza, che non mi azzarderei granfatto di far paragone del mio paese con que-sto. E ben veggo che molte volte ci par bar-bara una nazione , non per altro, se non per-chè , rispetto ad essa, siamo barbari noi. Madi questo parleremo forse una volta insieme aBologna. E perchè non anche prima in Roma ?dove voi vi tratterrete pure per qualche tem-pe, é dove io vo ritornando talvolta con l’a-nimo e vo pur facendo delle infedeltà allabellezza di Napoli , per venire ad abbracciarcol pensiero voi, e il signor Marchesini e ilsignor Uberto ; a’ quali significherete questecolpe che mi fanno commettere, e gli salu-terete a nome mio.
Io pensava di scrivere a mio fratello , ac-ciocché egli sappia ch’io sono anche vivo, eposso ancor rallegrarmi di qualche cosa - evoleva mandar la lettera a voi, acciocché voigliela mandaste per cotesta posta di Roma .Ma ho poi creduto che debba essere menoZanottiF. M. VqI. I.