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prenda sbaglio chi scrive ; e questi intanto sidice ec. Di easa, li 3 giugno 1760.
127. Al medesimo .
Tornato di Villa , non ho lasciato di prendersubito in mano il Gravesand e il Pemberton,e scorrer que’ luoghi che ella mi indicò ; eIo stesso ho fatto più e più volte. Quanto ame sono assai oscuri l 1 uno e 1 ’ altro , e pareche in ciò gareggino. Questa oscurità è forsein parte cagione del non aver io scoperta inloro quella discrepanza che ella mi fece te-mere.
Le due regole che espone il Gravesand( pag. 288 , T. I, luogo indicatomi ) , e cheservono di fondamento a tutta la dottrinariole trovo conformissime alle leggi del motoche si insegnano comunemente. La permuta-zione delle velocità, ( ove le masse sieno eguali)la nota il Gravesand a pag. 390 7 e in casoparticolare anche l 1 accenna a pag. 292 ; nèpiù nè meno, come F esigono le leggi comuni.
Il Pemberton ( pag. 14 , non lasciando dileggere anche le pagine i 5 , 16, ) non lasciadi avvertire che ( dove le masse e le velo-cità sieno eguali) l’uno e l’altro de’corpi ri-tieu dopo l’urto la stessa velocità che aveaprima dell’urto; e sa ben raccogliere (p. 14,leggendo anche la 12 , i 3 ) che se un corpourta un altro fermo , con qualunque velocitàegli se Furti , (purché le masse sieno eguali)egli dovrà fermarsi, fuggendo via l’altro conla velocità di lui. Cose tutte assai consentanee
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