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Volume I.
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659
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lettere 65 g

che venga a mangiarli da V. E., e venga Lo*sto , acciocché ella non abbia da aspettaretanto chi venga a mangiar pollastri, quantoaspetto io la mattina chi venga a svegliarmi.Qui è un freddo orribilissimo che mi par diessere nella Norvegia . Pozzi e Montefani, chesono qui ? e mimpongono di riverire distin-tamente V. E., mi van pure rimettendo amemoria chio sono nel Lazio . Ovunque iomi sia, sono e sarò sempre con la più pro-fonda venerazione di Y. E. di votassimo servi-tore. Roma , li 3 gennaro i^5o.

i36. Al medesimo a Bologna .

Io sono un uomo che quando comincio inun genere , non so finire. Così faccio quandomi metto a mangiare, e così pur faccio quandomi metto a comporre. Questa Accademia so-pra il Natale mi trasse a comporre versi la-tini : finita quell elegia che mandai a Y. E.,non finì la voglia ; ed ecco che un altra neho fatta più breve, più rozza e più disadornadi quelle ; la quale però, così coni è, vuolseguir quella e presentarsi a Monsignor Bor-romeo , pregandolo dintrodurla al nostro Ghe-dini e al nostro Dott. Fabri e a Messer Ales-sandro , se egli è pur in istato, non dirò didire, ma di leggere naccarate. Se questa ele-gia sarà presentata da V. E. e a questi chefio nominati, e al sig. Rampionesi e al signorD. Antonio Monti e al sig. Tozzi, e agli altriintelligenti di Pindo , spera ella trovar pietànon che perdono^, in grazia della mano gentile