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dir debbono come è scrino nel primo luogo,o più tosto come è scritto nel fine. Io honotati questi due versi, non perchè sieno l’u-nico luogo sopra cui cadon miei dubbj, maperchè sono quel luogo che singolarmente esopra tutti m’importa. Ma niente più m’im-porta che di mangiare. La prego dunque edel giudizio suo sopra i detti versi, e più an-cora della sua raccomandazione alla signoraContessa Vittoria. E pieno d’infinita venera-zione mi dico di V. E. devotissimo servitore.Roma , li 24 gennaro in 5 o.
Veda V. E. che io faccio più che gli Eroi,i quali, com 1 ella dice, operavano e non man-giavano : io mangio e faccio elegie ; e piacessea Dio che fossero degne di lei. Ella ne ve-drà una qui acclusa, sorella di quell'altre cheha già vedute , la qual vuol essere compatitatanto più di quelle, quanto si stima più disa-dorna. Ella parla alla Vergine Santissima,presentandosi questa al Tempio per rimanersilontana da’suoi. E come in tal occasione Ma-ria era una fanciulletta che non sapea puntonè poco di dovere essa essere Madre di Dio;«osi T elegia mostra eli non saperlo ella pure ;e ragionando con Maria, entra a lodar quellaMadre di Dio che si aspettava, e dissimulaper tutto che questa Madre sia Maria stessa.L’elegia ha creduto che questa simulazionepotesse aggiungerle grazia ; ma essendosi la-sciata vedere a un poeta qui in Roma , ha