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Volume I.
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662
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66a EETTERE

questi giudicato che meglio le starebbe il direapertamente a Maria eliella sarà poi mia talMadre, e sarebbe essa con questa dichiarazioneanche più bella. Ma lelegia vuole essere giu-dicata dal coro delle Muse , cioè della con-versazione di Monsignor Borromeo ; al qualese non piacerà la dissimulazione di essa, ve-da , se gli piace , di cangiar gli ultimi due versiin questi sei, o altri di simile sentimento.

O fortunatam ! Cur non Te credimus esse

Ulani? Stellarutn quee, pariet Dominimi?Nee Te candidior, nec Te jormosior itila est;

Jamque, ut sunt Datimi carmina , tetvpus adest.Credimus, et, nato felioc, dominaberis a stris

Tu quoque, et incedes maxima ccelicoluin .

In qualunque maniera sia per non dispia-cer l'elegia a coteste Muse, (tra le quali ioannovero anche il P. Maniago e Sanseverino)a me piacerà; come piacerai quello che hangiudicato devostri segnati 1 c 2 in quellal-tra elegietta ; benché circa il verso i , sehanno dovuto dubitar tanto, io non avreininna difficoltà di lasciarlo così come è scrittonel primo luogo ; poiché se la difficoltà eli iovi ebbi, sussistesse pur un poco, non avrebbelasciato luogo a lunga dubitazione. Comunquesia , rendo grazie del loro giudizio a tuttiquelli che lhanno dato, e sopra tutto a Vo-stra Eccellenza , cui prego a mantenermi nelnumero, non degli Eroi, ma desuoi servitori,i quali credo che non mangino , ed essendosuoi servitori, io gli stimo più che i Semidei.Il sig. Cardinal Bieln, il quale ora mi dicono