LETTERE 6 G 3
esser morto , non ni auge vìi più } e tutta Roma ne piange. Veramente con ragione. Domenicamentre io beveva e mangiava alla tavola diMonsignor Malvezzi, venne a scuoterci perdue volte un terremoto non così leggero : ioche stava attento a mangiare ed a bere, nonne ebbi molta paura. Dicesi che a Frascati sene spaventassero ; e credo che in quell’ ora iFrascatani avessero finito di pranzare 3 onde
10 penso che i fenomeni facciano meno pauraquando si mangia. I Fisici dell’Instituto po-trebbon mettere anche questa tra le leggidella natura. Giacche sono entrato in Fisica,la notte fra li 2 e li 3 avemmo qui un’ au-rora boreale non molto degna di considera-zione. Io pensava allora d’ andarmene a casae a cenare. Sono con profondissima venera-zione di V. E. servitor devotissimo. Roma ,
11 febbrajo i^ùo.
, 38 . sii medesimo a Bologna .
Più cose ho da scrivere a V. E. , ognunadelle quali può vincere il timore che ho d’in-comodarla, e tutte insieme vincono la pigri-zia che ho naturalmente allo scrivere. Primie-ramente io debbo ringraziarla di una elegantee gentil lettera, che ho ricevuta da MonsieurBettinelli, il qual mi dice di avermela scrittamosso da una elegia mia che V. E. gli aveamandato 3 la qual elegia, qualunque siasi, nonmi pento d’averla fotta, dacché mi ha gua-dagnato una lettera così gentile, il che mi èsommamente caro 3 e me l'ha guadagnata per