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Volume I.
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664
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664 LETTERE

mezzo di V. E. , il che mi è caro anco più ;sebbene io non cesso mai di esserle obbligatoper mille grazie , che Ella senza farmele èperò cagione che mi si facciano. Io ho cosìben dimostrato a questa gentilissima signoraContessa Vittoria F infinita servitù che ioprofesso a V. E. ; che ella ha deliberato didarmi per lo innanzi mangiare e bere finchéio vorrò , non con altro fine che di consei'-vare a V. E. un servidore di più : io con lostesso fine ho cominciato a mangiare e a bertanto quanto non farebbe F ingordigia stessa.Ed ecco che già le ho scritto anche quelloche io volea scriverle in secondo luogo. Seb-bene , che vo seguendo io un certo ordineche lega F animo e il dire ? Seguiamo il ca-priccio che seguono i poeti 5 non però tuttiquelli che io veggo nella ornatissima Raccoltadi rime, che io ricevo ora, sopra le giocondenozze. Il primo sonetto mi piacque molto daprincipio. Sentii poi dire nel Bosco Parrasiochegli fosse di un Prelato nobilissimo e Mi-lanese , e figlio duna letteratissima signora ;e tanti indizj mi diedero', che per qiuesti, eper esser bello il sonetto , cominciai a cre-dere eh egli fosse di V. E. e allora comin-ciò a piacermi anche più, quantunque mi ces-sasse il piacere della meraviglia , sapendo ioeh ella non potrebbe far poesie se non moltobelle. Com è gentile quel di Scarselli ! Lacanzonetta di Fabri che franchezza ha ! Chefacilità ! Che grazia ! Come Ghediniano queldi Ghedini ! E dicendo Ghediniano credo didir tutto. Quel di Sandrino mi è piaciuto egli