LETTERE 665
pure grandissimamente, e perchè ha quellabeltà semplice che da lui sempre aspettiamo,e perchè mi è indizio ch’egli stia oramai bene,e possa poetando adempire i desir suoi bei.Quel Reno filo sarebbe egli il nostro France-setto ? L’ ode è tanto viva , e piena di tantegrazie, che par sua. Il sonetto di mio fratelloè stato lodato qui molto; et io ho da direche questi Signori hanno inteso di fare licomplimenti meco. Oh ! sa ? L’ altro jeri tro-vai una Signora la qual volle udire da mela mia elegia sopra il Natale. Io credo chefosse una Musa, la qual mi apparisse sottola forma della signora Duchessa di Bracciano.Jeri mattina partì di qui Montefani. Da quel-l’ora parrai di essere in Roma col corpo solo.Se l’Instituto gli dee moltissimo, io gli debbotanto , che a quello ha proccurata e rasso-data la speranza di molti libri, ed a ine hatolto l’animo. Qual ch’io mi resti, sono conprofondissima venerazione di Y. E. servitorumilissimo. Roma , li 18 febbraio 1750.
Vorrei che Bettinelli scrivesse più spesso ,acciocché anche più spesso mi spedisse il cor-riere , il quale mi è caro, quanto le lettereeh’ egli mi reca. Il perchè vorrei bene , chePozzi mel conservasse sano, domando 1 ’ alte-rigia d’ una podagra orgogliosa che oramaitroppo spesso di lui si ride. Io spero peròche a quest’ora l’avrà del tutto atterrata; diche mi rallegro infinitamente con V. E., e