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prendo ardire di pregarla a far di nuovo lastessa corsa , facendo giungere a Monsicur lalettera qui acchiusa, la qual giungendogli perquesta via, gli dovrà esser più cara. Viene aper-to , perchè vuol poter esser letta da V. E. ;ottenuto che abbia questo onore, desidera poid’ andare a Venezia e chiusa e suggellata. Senzapartire dal vero sentimento mio, ella dice quellecose che V. E. desiderava forse che si dices-sero. Comechè sia, ne aspetto il giudizio suostimatissimo. Ma più che altro aspetto di sen-tire corri’ ella stia, o più tosto eh’ ella stiabenissimo, cosicché i farmachi di Pozzi sienocome per lo più erano i grandi eserciti delCardinale di FÌeury, farmachi di osservazioneche sieno pronti a far tutto , non abbianomai da far nulla. La prego salutare a mionome Ghedini e i Fabri, e se è più al mondoD. Antonio Monti, e gli orgogliosi due Pozzi el’amabile Montefaui. Sono con profondissimavenerazione di V. E. umilissimo servitore. Ro-ma , 21 marzo 1750.
i 4 o. Al medesimo a Bologna .
Io non sono poi sempre un effeminato eun leggiero, che non altro segua che moìlesElegos. Ecco già a’ piedi di V. E. una ora-zione ch’io debbo al Campidoglio’, ma primadi dargliela vorrei che s’abbigliasse un poco,e, se non altro, deponesse (se far si può) unacerta rusticità che ha imparato dalla Filoso-fia. Non ho curato che ella si sottoponga airigori della Crusca, e nel farla ho avuto 01