LETTERE 68l
nè dubitai di attribuire al nostro N. N. undifetto di cui non potrebbono offendersi i suoiamici, salvo se no ’l volessero far passare pernn s. Stanislao e canonizarlo ; ed anche miconfidai che se stesser male , Y. S. Illustriss.1’ avrebbe senza dubbio sentito , e me ne avrebbeavvisato. Ora però che ella , per tutte leragioni che mi scrive , ha quelle parole persospette, comincio ad averle maggiormenteper sospette ancor io : e in somma deliberoche meglio sia levarle via del tutto , comeella in secondo luogo mi propone, senza so-stituirvi altro 5 che già non son necessarie , eil sentimento sta senza esse. Io penso beneche appunto perchè non son necessarie , po-trian parere uno di que’ brevi tratti che in-ducono nello'stile quella forma che, secondoErmogene, se ben mi ricorda, si chiama f
noi diremo : verità ; per cui pare che il par-latore dica candidamente ciò che ha nell’ani-mo ; nè molto studii, se ogni motto che gliesce di bocca sia pur necessario, o non sia.La qual forma , se in ogni altra scrittura, èsommamente da commendarsi nelle lettere. Maquesto che è a noi? Meglio è perdere alcunvezzo di eloquenza, se pure quelle parole al-cuno ne hanno , che espor noi e lo stampa-tore onestissimo a pericolo d 1 aver briga conuomini potenti- a 1 quali non parrebbe d’esserpotenti, se credessero di dover cedere alla ra-gione. Cancelli dunque , la prego, quelle pa-role , e veda di soddisfar come può a cotestiRevisori politici che tanto si spaventano d’ognicancellatura. Ella avrà già ricevuto un’altra