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mia, in cui le scrissi di quella sua dolce let-tera latina da lei ultimamente a me diretta.Aspetto di udire ciò che ella avrà giudicatode 1 giudicj miei, i quali io non voglio in al-cun modo che più vagliano di quello che alei parrà possali valere. Qui pare che il caldotorni a rendersi alquanto maggiore che nonbisogna. Io però gli perdono, che, quale eglisia, mi vo pur rimettendo. Lusingomi cheV. S. Illustrissima non abbia di ciò bisogno.Stia dunque sana sanissima, come io desiderocon tutto l’animo e spero. Bologna , li 5 set-tembre 1774-
i 5 a. Al sig. Tesoriere Giuseppe Francia.
Che il nostro sig. Marchesini non avessebisogno de’ vostri stimoli per onorare la splen-didissima Casa Caprara, tanto più ne sonopersuaso, che non ne aveva bisogno nè iopure. I quali stimoli vostri però, quantunquenon necessarj, mi sono stati oltre modo carie giocondi ; parendomi che l’invito che voimi fate di servire al sig. Marchesini, e cele-brare le gloriose nozze, sia un’ approvazionedi quello che avrei fatto anche senza invito.Sappiate dunque che io già servii esso signorMarchesini, come potei, d’un componimentodebole, e tale . quale da me ( cioè da un uomoafflitto da debolezze di testa quasi continue,per lunghissimo tempo lontano dagli studjdella poesia) poteva aspettarsi. Voi lo vedre-te, e se vi piacerà, comincierà forse a parermibuono 3 ma bisogna , leggendolo } che voi vi