Band 
Volume I.
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703
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e poco leva il saperlo, giacché così fatte di-spute voglion risolversi non con lo splendoredei nomi, ma col peso delle ragioni. Varieperò ne arreca il N. A. che noi brevementeaccenneremo. Intanto ci giova avvertire, chequando bene si dimostrasse, la poesia scienti-fica non esser cosa vana , non per questo sidimostrerebbe che ella fosse quella sublime poe-sia che dee rapir gli animi, e trargli fuor di se.E questo è pur quello che noi vorremmo cheil N. A. dimostrasse. Ma veniamo alle ragioniche egli adduce contro lo scrittore moderno.

Dice che il poeta insegnando genera am-mirazione ; ciò che non fa il filosofo. Cheche si faccia il poeta insegnando, chi saràche conceda che il filosofo, insegnando aquella sua maniera, non generi anch'egli am-mirazione ? Chi è che non ammiri la quadra-tura della parabola, come ce la lasciò Archi-mede , e lattrazion del sole e de pianetimostrataci dal Newton} benché Archime-de , il Newton ne abbiali fatto poemi ?Anzi se i ritrovamenti dei filosofi non aves-sero in se maraviglia, per qual ragione vor-rebbe il N. A. che essi fossero argomenti diquella sublime poesia che dee rapir gli animi,e trargli fuor di se?

Non è dunque da dire che il filosofo nongeneri ammirazione. Piuttosto vuol dirsi cheessa non è quella ammirazione che generardee il poeta} il qual dee far maravigliare ^iinomini senza affaticargli, laddove il filosofo insieme fatica e maraviglia ; e quindi èche gli uomini saccostano al filosofo t per