bell’abate GOLT. rrft -
il N. À. ; se dimostrar dovesse che argomentoeroico convengasi alla commedia. La stessatragedia rifiuta un protagonista che sia eroe.
Anche un’ altra cosa fia bene qui «fi avver-tire, per non dovere altrove più volto ripe-terla, essendo per altro necessariissima. Ed è,che , come insegna il dottissimo Boileau , bi-sogna ben guardarsi di non confondere insiemedue generi di sublime : cioè lo slil sublimeclic i reiterici comunemente distinguono dal-l’umile e dal mezzano, e quel sublime a cuimirò Longino , e di cui qui si parla, il qualderiva da certi tratti vivi e sorprendenti eliorapiscon l’animo di diletto; nè son così pro-prii allo slil sublime, che non possano ritro-varsi e non si ritrovino eziandio in altri stili.
Ma venendo oramai alla ragione di sopraaccennata del N. A., noi desidereremmo sapere scome a lui paja che gl 1 Italiani abbiano argo-menti men nobili di quelli cli’ebber gli Ebrei,e come non gli abbiali più nobili die i Grecie i Latini. Il Tasso fece un poema sopra lacreazione del mondo, ed un altro sopra la li-berazione del sepolcro di Gesù Cristo. Il Pe-trarca ci condusse fino al trionfo della Divi-nità. Dante narrò le cose dell’altro mondo. IlTansillo scrisse le lagrime di s. Pietro; il Ma-rini , la strage degl’innocenti; il Bracciolini , laCroce riacquistata; e quanti poemetti brevi, esonetti e ode e canzoni troveremo noi sopraDio e sopra Santi , sacre e morali, leggendo ilPetrarca , il Bembo , il Casa , il Marini, ilChiabrera, e tanti altri che lungo saria il no-minare '} I quali se d’ eccellenza non uguagliarmi