no8 DELLE POESIE
gli Ebrei, dii dirà ciò essere stato per labassezza degli argomenti, non più tosto perquello che saviamente dice madama Dacier,cioè , che avevan gli Ebrei il vero Dio perlor maestro ! Alla qual ragione farebbe tortochi altra ne cercasse.
Ma seguitiamo il N. A. Avendo egli espostala sopi w addetta ragione, muove a se stesso treobiezioni. La prima è, che la poesia sublimemanca di leggiadria. Al che pare che egliconsenta ; rispondendo però che la sublimitàcompensa quella mancanza. Veda qui egli dinon ricambiare l’un sublime con l’altro; per-chè sebben lo stil sublime de’rettorici mals’accompagna con la leggiadria, ben potrebbeperò alcuna cosa essere tanto vaga e leggia-dra che rapisce gli animi, e perciò fosse su-blime a guisa che vuol Longino . Nè sappiamo,se il N. A. non faccia lo stesso scambio an-che alla seconda obiezione, la qual è che ilsublime cade bene spesso in disuguaglianze.Alla qual obiezione egli risponde, le disugua-glianze essere da desiderarsi per cagione dellavarietà; il che similmente vale nell’un sublimee nell’altro.
La terza obiezione è, che la poesia sublimeha l’imitazion men sicura che la poesia ama-toria. La qual obiezione sarebbe degna di es-sere sottilmente spiegata, non che sciolta. Mail N. A. trascorrendo d’improvviso in unalunga digressione sopra l’imitazione generale,dell’obiezione si dimentica. E quanto all’imi-tazione , dice che il poeta che imita, deetrasportare in se l’entusiasmo di colui cui egli