dell’Abate golt. 709
vuole imitare, e così facendo può sperare divincerlo, non che uguagliaido ; ed aggiunge,che può un poeta voler imitare anche un ora-tore , o un istorico, o un filosofo o chi si sia.Sarebbe da desiderarsi che il N. A. ci avesseinsegnato l’arte di far ciò, ed anche il mododi trasportare in se l’entusiasmo d’un altro;perchè non insegnando il modo, pare cheniente insegni.
Finita la digressione, volgesi subito il N. A.contro la poesia profana; e non volendo con-tradir del tutto a Cebete, nè a Proclo , vieneaccusandola d’essere introduttrice malvagia dellepassioni, quasi la poesia sublime le rifiuti. Laquale accusazione a vedere come sia giusta, sa-ria mestieri aver prima chiarito una questionegravissima, di cui il N. A. non fa parola ; eciò è, se all’umana virtù sia necessario estir-par le passioni del tutto, come voller gli Stoi-ci , o basti il moderarle e ben dirigerle, comepiacque ad Aristotele ; perchè se diamo orec-chio agli Stoici , mala cosa per certo sarà tuttociò che move alcuna passione, comunque lamova. Ma se ascoltiamo Aristotele , che vaiben più che gli Stoici, chi dirà che non pos-sano nè debbano eccitarsi mai le passioni, lequali, moderate che siano e ben dirette, sonomateria e stimolo alla virtù? La maraviglia ècertamente una passione. Il famoso Des Car-tes 1’ ha per di tutte la prima. Or chi vorràcondannare un epico , perchè raccontando unaqualche nobile e magnanima azione, cerchi de-star maraviglia? Chi condannerà un tragicoche studii di muovere compassione verso i