~IO DELLE POESIE
miseri? Il riso è una passione : itàdo$ dice Lon-gino , iv tfdovi? Or che male farà un comico,movendo il riso a correzion del vizio ? E saràpoi cosi gran male movere avversione e sde-gno verso i malvagi, ed al contrario amore ebenevolenza verso i buoni, onde nascano edesiderj e speranze, e timori giusti e ragione-voli? E certamente, che che si dicano Gebete e Proclo , chi levasse alla poesia tutti questiaffetti, ne leverebbe ogni diletto.
Nè possiamo noi consentire per verun modoal N. A., ove egli si persuada che la poesiasublime rifiuti gli affetti 5 che oltreché è suoproprio il movere la maraviglia, che è pur unaffetto, chi può da questa disgiungere la spe-ranza , il desiderio , I 1 amore , f allegrezza , ilgaudio , per non dir dell’altre passioni , cheal parer di Des Cartes nascono quasi sem-pre con esso la maraviglia? L’illustre Boileau ,spiegando Longino , insegna che un affettopolisse ci propos serve mirabilmente al subli-me. Longino stesso gran maestro di sublimità,volendo mostrarne gli esempj, gli trae pertutto da Demostene, da Cicerone, da Saffo ,da Euripide e da altri poeti e scrittori pas-sionatissimi. E dice apertamente, tanto la pas-sione avere di sublimità , quanto la sublimitàha di diletto: itudoc; §è vipVQ (iSTs^et toovto^oirov vijjoq tfdovtfs Aeda dunque il N. A. dinon lasciarsi persuader troppo da Cebete eda Proclo .
Vedute la prima e la seconda parte del di-scorso , seguita che vediamo la terza, nelquale ilfN. A. mostrar dee che gli argomenti