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Volume I.
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711
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DEEeABATE GOET. *J I I

sacri , o vegli am dire divini, sono più cheogni altro accomodati a rapir gli animi di di-letto , e trargli fuor di se. E saria agevole epresto il dimostrarlo, se la poesia fosse lattaper li contemplativi, che son giù pronti edisposti a quei sovrani piaceri. Ma la poe-sia è fatta per persone dassai minore virtù;le quali non sentendosi valer tanto , e stan-che essendo di cure maggiori, cercano pureneversi alcun diletto non disonesto. pareche mal faccia il poeta, ove egli studii di ren*derlc più virtuose e migliori per mezzo diquegli stessi diletti che esse cercano. Comeche ciò sia , che noi non intendiamo decide-te , accenneremo sol tanto le ragioni del N. A.,e lasceremo che altri giudichi come elle sienoal proposito, e quanto vagliano.

Dice egli che i primi poeti die al mondofurono, cantaron di Dio ; che i Gentili cele-brarono i loro Dii, e però dovrebbono i Cri-stiani per simil modo celebrare il loro ; cheper questo solo potrebbe la poesia de Cristianifarsi più bella e più eccellente di quella an-tica. Dice poi che la perfezione della poesiasi è posta nel celebrar Dio ; e però niun poemapoter esser perfetto, salvo se egli non siacristiano ; e che il sublime risiede in Dio . Equi annovera quanti poeti a niente gli ven-gono , che scrisser di cose sacre e divine, di-cendo che largomento di Dio , perciocché ditutti è il più vasto, è per conseguente ancheil più facile. resta di dire che le cosesacre sono le più importanti; e che essendolestro poetico una forza divinamente infusa,