7 14 DELLE poesie dell’abate golt.più alla sublimità si convengono, e l’eleganzadel dire e la scelta delle parole, e fino lalunghezza e là brevità delle sillabe, essendosisempre creduto che sia da tener conto anchedel suono. Nè avrebbe forse il N. A. disprez-zato , come pare eh’ e’ faccia alla pag. xxxiv,la considerazion delle lettere, onde si formalile parole, essendo che da queste appunto na-sce tutta la varietà e bellezza del suono. Nonveggiam noi che Aristotele , così gran filoso-fo, volle trattarne, e Quintiliano altresì? equanto conto ne fece il Tasso ? il quale com-mendò l’incontro di due O in un verso delCasa, ed ebbelo a luogo di singolare orna-mento. E per venire all’ultimo, il sig. Fran-cesco Maria Zanotti , che in que’ suoi cinqueragionamenti ha raccolto tutto il sugo delladottrina poetica, non manca di dare due otre pagine alla considerazion delle lettere, edel suono che da esse deriva. Dove però an-che dice non doversi in ciò porre troppolungo studio; e che quando le orecchie sianobene avvezze, il giudizio loro più d’ordinariovaierà, che qualsivoglia precetto.
Noi dunque desideriamo nel N. A. quelloche Longino desiderò in Cecilio ; il qual Ce-cilio avea mostrato il sublime , non avea mo-strato la via di conseguirlo, e commendolloperò grandemente della sua volontà. E noipure desiderando lo stesso nel N. A., gli at-tribuiremo eziandio la stessa lode.