^l8 DISSERTAZIONE
romano. Non è egli tutto quel divino poematessuto d’ire e di sdegni, facendosi bello etadornandosi delle più illustri passioni che scon-volgessero a que’tempi l’Asia tutta e l’Euro-pa ? Che diremo della commedia ? la qualenon sapeva una volta se non ridere , e mot-teggiando schernire i vizj men nobili ; e cor-reggere per tal modo le persone mezzane ; nèaltro aveva imparato da i Greci, e i Romanise ne contentarono. Ora però alcuni di voi ,che qui sedete, le hanno pure insegnato dipiangere e lamentarsi, et accendendosi dellepiù vive passioni, et agitandosi come le tra-gedie fanno , mettere sotto sopra i teatri. Ilche non so come ella, che di natura sua estata sempre sollazzevole e lieta, possa far vo-lentieri , e no ’l farebbe certamente , se nonfosse, com’è, da i più di voi e da alcune diqueste donne tanto divinamente rappresentata,che di vero non è alcuno error così grandeche il valore di simili attori e la leggiadriadi così nobili attrici non possa render piace-vole e soave.
Ma comechè ciò sia, non vedete voi comele poesie pi ù risplendenti e più nobili, qualisono la tragedia, la commedia, l’epopeja, fa-cilmente si accendono d’ogni passione , e tutteseco le traggono, nè credono di potere esserebelle abbastanza senza di loro ? Che se il poetaa bene esprimerle dovesse tutte sentirle in see provarle, quanto infelice sarebbe egli? quantoscomposto esser dovrebbe ? quanto agitato ?Egli invidioso, egli superbo, egli avaro, egliimpaurito, egli innamorato, geloso, confidente,