Band 
Volume I.
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730
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POESIE

VI

Per bella dama nominata Elìsa.

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Se allor che d atro nembo il gran periglioFuggendo, in Libia ricovrossi Enea,

Questa novella Elisa egli vedea,

E i lucid occhi azzurri e il biondo ciglio ,

Certo non più del grave e lungo esigilo,

del mar, dei venti ei si dolea :

E ben Venere a lui scender potea ,

E Giove ancor, non che di Maja il figlio;

Cbè tutti insieme i Numi invan contesoGli avriano i cari e dolci amori, ond ebbe lalma il Trojan duce e il core acceso:

Ne sciolte mai le infide navi avrebbeGià promesse al Latin suolo ; e sospesoIl gran fato di Roma ancor starebbe,

VII

Così non mai ti sia cruda e fallace ,

Fauno , così non mai nulla ti nieghi .doride allor che lamor tuo le spieghi ;

E dinvidia quel rio vecchio si sface;

E così, s 1 altra mai bella e fugace

Ninfa col corso in van stanchi e coi prieglù,Onde alfin pur, cornuto Dio , la pieghi,Senta aneli ella dAmor larco e la face :

Deb fa che questo a te fosso sacratoNoi turbino giammai rane stridenti ,

Ma v abbiali lacque il loro corso usato.

Così dicean di vin caldi e ferventi

Titiro e Mopso ; e allor dal manco latoTremò la selva, o fosse Fauno, o i venti,