198 chebester
Che die sia , Che è elio non è , Che è quanto dire, Cliente che, Cheperò, Che prò, Che si, ec., F.a'ioi- luoghi. Per II che II di che, Appoche, A che , Da che, Un bel che , Un certo che, Un minimo clic ,Alcun che, V. qui sopra a’ §§. 6, 7, 8, 9, i°. (N)
Chebester. * (Gcog.) Che-bc-ster. Città delta Persia. (G)
Chebla. * F. Ture. Nome che i Musulmani danno a quella parte delmondo, verso la quale sì rivolgono nel far le loi'o preghiere , cioèverso la Mecca . E cosi chiamano ancora una specie di bussola chei viandanti Turchi e Persiani portali seco per potersi volgere , nelfare le loro preghiere, dal lato del sepolcro del loro profeta. Essidanno lo stesso nome ad un altare o cappella che in ogni moschearappresenta il tempio della Mecca . (Vari)
Chkbock. * (Geog.) Città della Tartarici indipendente. (G)
Chgboli. (Dot.) Ché-bo-li. Acid. e sm. pi - Lo stesso che Chebuli. F. Ri-cctt. Fior. 19G. Mirabolani citrini, indi, cheboli netti cd abbronzati. (V)Chevron. * (Gcog.) Città della Palestina . (G)
Chebuli. (Bot) Chè-bu-Ii. lAdd.e sm.pi] /^.Mirabolani.—,Cheboli, sin.Lat.mirabolani chebulì. (In arabo hhoblaton o coin’altri legge chobiaton si-gnifica il frutto di ogni albero spinoso.) M. Aldobr. Si conviene cheprenda nella decozione mirabolani chebuli cinque dramme. Folg.Mcs.Quattro proprietadi si chieggono ne’mirabolani chebuli. E appressaiOpinarono molti ; che i mirabolani citrini, gli indi e i chebuli sicnoprodotti da una medesima albore. E altrove'. I chebuli conditi con-
brtano lo stomaco, danno appetito, e fanno molto smaltire.eca. * (Gcog.) Citta della Spagna netta Nuova Castiglia . (G)
Chec.
Checca , * Chéc-ca. N. pr. f. accor. di Francesca. F. Baldin. Lasc. ec.(N)Checche, V. e dC Che cnc. Guiu. leu. 3 - 18. Non già giusto conturbain checché vi vegna a lui. (V)
Crecchia. (Marin.) Chéc-chia. Sf Sorta di bastimento usato principalmentedagl Inglesi. Le ckecchie sono d'ordinario a poppa quadra , con puls-ila alla prua ; sono attrezzate con due alberi, cioè uno di maestrae uno di mezzana, e la loro vela maestra è simile per la forma ad unamezzana di nave. Checchia si chiama anche nel Mediterraneo unapollacca a due alberi a biple. ( In ingl. dicesi ketch ; e sembra de-rivato dal turco cekdiri specie di galera,. ) (S)
Checgo, * Chéc-co. N.pr. m. accor. di Francesco./G Baldin.Lasc. ec.(N)Che ciie. [Q«o$i in forza di nome.] Qualunque cosa .—, Checché, sin.Lat. quicqtiid. Gr. ortow. Bocc. introd. 53 . Comandiamo che si guar-di , dove che egli vada, onde che egli torni, che clic egli oda o veg-ga , ninna novella altro che lieta ci rechi di fuori. E ncv. 27. 33 .
inai non mori*, ne fu’ morto , clic clic voi cd i mìci fratelli sicredano. E nov. 3 t. 1. Ma che che se 1 ’abbia mosso, poiché a menon si conviene di mutare il suo piacere. Dant. rim. 6. E «e veniteda tanta piotate, Piacciavi di ristar qui meco alquanto, E clic chesia di lei noi mi celate. Esp. P.N. Clic che il mondo ne diea.
a — [Usato anche in caso non ri tto , e preceduto da preposiz.]Bocc. nov. i 5 . i 3 . Madonna egli non vi dee parer gran cosa s' io mimaraviglio, perciò che nel vero che mio padre (per che che egli se'i fa-cesse) di vostra madre e di voi non ragionasse giammai, co.
2 — Usato come add. com. per Qualunque. Frane. Sacch. nov. 198.Sì che io ti priego caramente (che che partito tu ti prenda ) , chedi ciò ch‘ io t’ho detto, mai per tc non se ne dica alcuna cosa .(Lat.quidquid consilii capias.) G. F. 11. Ciascuno cittadino per uuasua piccola utilità mette a non calere ogni gran cosa di comuue,cheche pericolo ne corra. (V)
3 — {.Particella congiuntiva .’] Benché, (Tuttoché.] Lat. quamvis, ctiamsi,efcsi. Gr. Kcdrot. Cron. Feti. Furono per noi accettati, che che alla mag-gior parte de’ cittadini dispiacesse, «p gf. Essendo sommosso lo lmpc-radore, che che poi non avesse luogo.
Ch’ è ch’ è. Posto avverbial. ~ Ad ora ad ora, Sovente , Di tanto intanto. Lat. crebro, assidue , subinde , identidein. Gr. ojcnxvrus , Sa-fxivx. Tac. Dav. Ann. 3 . yf E gli uomini nuovi di varie terre, co-lonie e provincie, fatti eh* è eh* è senatori, ci portarono la parsimo-nia da casa loro. E 6. 116. L’ usura é mal vecchio della città, c disollevamenti e discordie eh’é eh’ è cagione. E Post. fS8. Ch’è cK’ è,spesso spesso , dicesi pir cose troppo spesse e indegne, che appenason credute. Fir. As. E simulando nondimeno eh’ è eh’ è d’ andareper ogni cosa che facca mestiero intorno alla tavola. E Lue. /j. 6.Quando i giovani sono un poco di aria , c che le fanciulle siano unpoco fastidiose cc., ch’é ch’è mettono a romor la casa. Malm. 3 . 68.Allor ch’è ch’è le costole stropiccia. E 8. fi' E lasciando i rocchettied i cannelli, Per lui ch’é ch’é facevano a’ capelli.
Checheeti. * (Gcog.) Che-che-é-ti. Nazione indigena della Repubblicadi Buenos-Ayres. (G)
Che che sia. * Vale Alcuna cosa, Una tal data cosa, Qualunque co-sa. — , Checche sia , Checchessia, sin. F. Che che , /. in fin, (A)
2 — * Aver di che che sia = Parteciparne. E Non aver cencio di checl>e sia z=z Non averne niente. Cr. alla v. Cencio, F. J. 2. (A)Ched. * Lo stesso che Che. F. J- 4 0t (A)
Credere, Chè-de-re. All. anom. F. A. F. e di’ Chiedere. Fr. Barb.roo. 5 . Verranno Cosa d’ amor chcdendo. E 192.10. Nè ti verrà maichcsto. E 220. i 3 . Hai chesta alla tua donna una ghirlanda. Rim.ani.Fr. Guitt. qi. Ch’ora il meo cor mercé cheder non osa. Rim. ant.Re Enz . S’ìo trovassi pietanza In carnata figura, Mercé le ch<ìgg<>ria. Guitta lett. 27.72. Onde non già chedcre dca’l valente uomo. (V)Crederli. * (Mit. Maom.) Chc-der-Ii. Nome di un celebre santone il qua-le , dopo Maom tto, è il più. onorato da Musulmani . (Van)Chedksinichi. * (Mit. Tart.) Che-de-snì chi. Sacerdoti de Tartari Sa-mojedi. (Mit)
Chedietbo, * (Mit.) Che-diè-fro. N. pr. m. ( Dal gr. catìndros stanco fino alsudore. ) — Uno dei cani d'Attenne. (Mit)
Che è che non È. * Frase inutile , senza positivo significato ed usalaquasi a riempimento del discorso. Farcii. Ercol. t. 1-p. iy6. Soglio-no alcuni, quando favellano , usare a ogni piè sospinto, come oggi
ClIEIROTTERI
s’usa: Sapete, in pjfttlo ; ovvero, in conclusione ; altri diconoche è che non è ; o /’ andò e la stette, t c. Cas. Rim. buri. Chvorrebbe infornare a credenza, E che è che non è qualcun ti pianta^Che è quanto dire. * Modo avverbial. Lo stesso che Cioè a t ^ l C j * 4 s-a dire. Segnar. Crisi, insti'. 2. 19. 8. Dovrà sedere con Dio su jso trono : Che è quanto dire sarà trattato da Dio . E Quaves. 1 118. c. 32 j. Ch’è quanto dire , voi siete ec. (N) ^ .
Ciieggio. * (Bob) Chég-gio, Sin. Specie di pianta indeterminata. Red a j •Esp.6g.ha radice di queijo odi cheggioè una radice biancalegu° s 1vcrun odore , che assaporata pugne e mordica la lingua . • • n ‘' ^nel regno di Cambaja intorno alla città di Bassain ... è radiceun frutice la! tiferò come il ti limalo. (Pr) /Viri)
CusiCH, * F.Ar.Srn.Nome con cui sì chiamano i capi delle tribù arabe .(>
t ,J ^
los labbro, ed aigeo io soffro, io mi dolgo.) Dolore risentito allebra. — y Chilalgia , sin. (A. 0 .) t{.
CiiEiLANTE. * (Bot.) CUc-i-làn-tc. Sm. F. G. Lat. cheilanthes. ( p a ^los labbro , ed anlheo fiorisco.) Genere di piante della famigli 1 *felci , che presenta per carattere fioritura o fruttificazione rara,ghiaie ossia labiale. —, Chiiante , sin. (Aq) ,
Cheilino. * (Zoob) Che-i-lì-uo. Sm. AG G. Lat. cheilinus. ( Da £labbro.) Genere di pesci che hanno il labbro superiore esteri 1— , ChiJino , sin. Cuvier . ( 0 ) t , l.
Cheilio. * (Z00L) Che-i-ìi-o. Sm. V . G . Lat. chcìUo. (Da ,
bro.) Genere di pesci , imo de'cui caratteri consìste nell’acre z ' ,a ^| u „e sopratullo quello della mascella inferiore, molto pendenti. ulio , sin. Cuvier . ( 0 ) _ M-
Cheilocace. * (Chir.) Che-i-lo-cà-c«. Sm. G. Lai. chilocace. (^los labbro , e cacos cattivo. ) Tumore con indurimento e f° sse ' , )ll .de Ih labbra , senza calore nè dolore, che non termina mai in . sll ‘ oi ,e
nuu. «J HI. f' . o. Jjtu* o.'-
ctylus. (Da chilos labbro, e dactylos dito, raggio.) Nome dat f >genere di pesci, perchè sono molto notabili pel loro labbro 5U P et -.. l{ idoppio ed estensibile , e perchè gli ultimi m»gi di ciascuna p l pdel petto sono molto lunghi e vanno al di là della me min ano c i Ù^ vriunisce ; e però furono paragonati a dita. —, CheilodacUfo » ^lodattilo , sin. Cuvier . (O) .. ij.
Cheilodittero. * (Zool.) Che-i-lo-dìt-te-ro. Sm. V. G. Lat. chedpteru.>, ( Da chilos labbro , dyo due , e ptn ’on ala.) Genera diche fra gli altri caratteri offrono il labbro supcriore estendibile epinne dorsali. —, Chilodittero , sin. Buffon. ( 0 ) / p.1
Ciieilofimo. * (Chir.) Che-i-lò-fì-mo. Sm. 1A. G. /.abchilophynri* V^ilulos labbro, e phyma tumore.) Tumore alle labbra. —» ^ 11mo, sin. (A. 0 .) i 0 t>
Cheiloglottide. * (Bot) Che-i-Io-g!òt'ti-tle. Sf V. G. Lat. cheu ( \^ ttU. ( Da chilos labbro , e gloUis linguetta.) Genere di piante ^famiglia delle orchidee, che hanno per carattere una corolla li ^labbri, uno de’ quali si prolunga in forma di piccola l lU $ ll<t ' jfhtbraccia V unica specie la chiloglotlis diphyila erba indigena Nuova Olanda. —, Chilogloltide, sin. (Aq) (N) ifas
CiiEiuoNE. * (Cliir.) Che-i-hVnc. Sm. F~. G. Lat. chcilon. (!>«'», ^/Aq)labbro.) Tumore del labbro supcriore od inferiore. —,’Chilone , slll \Cheilorkagia. * (Chir.) Che-i-lor-ra-'gì-a. Sf /G G. Lat. cludlori(Da chilos labbro, e rhrgoo io lacero: poiché lo scolopresuppone una rottura. ) Scolo di sangue dalle labbra . — jgià, «n. (A. O.) . . (in0l we
Ciieikasto. * (Bot.) Che-1-ràn.-to. Sm, Zab chciranthus. (Da
arabo di molte specie di viola bianca, di cui talune sono odoro^ *C dal gr. anthos fiore. ) Genei'e di piante della tetradinamia Sl l Jc 0 fsa , famiglia delle crocifire, che abbraccia varie specie , f i & fffìo'parie delle quali sono coltivate per ornamento de giardini. fon 11ri sono odorosissimi, ed ora maggiori semplici , ora dop] nudetti pure Violaccioeehi. (Aq) (N) . ^0 .)
Cheirismo. * (Fisiol.) Chc-ì-ri-smo. Sm. V. G. Lat. (Da chir 1Uso della mano. (Aq) (N) . ^ j c ns»
Cheirogaleo. * (Zool.) Chc-i-ro-gadè-o. Sin. V. G. Lat. enciiOS^;,(Da chir mano, e gale gatto.) Genere di mammiferi qindr u ^che hanno , come il gatto , la testa rotonda , il naso e il ,nllSto , i labbri guerniti di mustacchi, gli occhi grandi e le l
tro estremità terminale da vere mani. —, Chirogaleo, sm» f),i
Cheirojiiso. * (Zool.) Chc-i-ro-mì-so. Sm. V. G. Lat. cheiromy 3 ^^.;'*chù' mano, c mys topo, cioè topo a mano.) Genere didell' ordine de'roditori, altrimenti chiamalo aye-aye, che co-’fruna sola specie , f aye-aye del 3 Iadagascar; i di cui caratteri ^ jp.colati sono le dita molto allungate, ed il pollice de ’ piedi ^tro discosto dagli altri, per cui si assomiglia ad una mano , ^ ^che le sue abitudini sono comuni con quelle degli altri f! wi {()}($)ditori,come il topo ec.Z.'^.sciurusMadagascaiàensis f (jiiC"
Chbiboptebi.* (Zoob) Chc-i-rò-pte-ri. Sm, pl.F. G. Lo stesso dirotteri. F . (Aq) . iU;
Cueikostemo. * (Bot-) Cbc-i-rò-ste-mo. Sm. K. G. Lat. eneo 0b inJÌ{ uleb( Da chir mano , e stemon stame.) Genere di piante dellafi a decandr a, famiglia delle bombacee, che abbraccia l unicaeie, il chirostemum platanoidcs, albero indìgeno della Nuova. fi
così dette per la disposizione de cinque stami dd loro f l f rl ,^ (N)loro l'apparenza di una piccola mano .—, Ghiro- tauri, sui. v j (ll e aCheirotonia . * (Arche.) Che-Uro -to-ni-a Sf. F. G. Maniera f e
sufi magio usata in Atene con innalzare le mani . (Da entitino io distendo.) O'an) . ter j, (P J
Cueirottbri. * (Zoob) Che-i iòt tè-ri. Sm. V. G. Lai. cheir p