CHE
CHE
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_ “7* E con la negativa assai piu frequente. fiat.nc.fiocc.g. lo.n.g.
Se voi amate la donna vostra e eh* ella d’ altrui non divegna dubita-le) sallo Iddio che io in parte alcuna non ve nc so riprendere. Eg.
n ' 7. E quivi per tema che la donna rubata non gli fosse tolta ,piacque a Lorcut, come in sicuro luogo di rimanersi. E FiaminUh. 2. E piangeva tanto forte che i singhiozzi del suo pianto più vol-te ini fecero paura , che non da’ nostri di casa , ma da’ vicini sentitifossero. Petr. p. i. 210. A me pare il contrario e temo eli’ella Non.abbia a schifo il mio dir troppo umile* (Cin)
4 — In principio di clausola per modo di pregar bene ad altrui . fiat .sic. fioco, g. 8. n. 3. Ma dimmi, che lieto sie tu , in queste contra-de se ne trova niuna di queste pietre ? (V)
"M— In principio di clausola imprecativa , vale quasi Voglia Dio. Lat.utinam , proli. Gì*. $sù. Bocc . noi». ^3. 26. Che maladclta sia 1’ orache io prunaia \idì.»E g.o.n.io.Che maladetta sia l'ora ch’ella nel mondoVenue.i’ g.q.n.8. Che nel malanno metta Iddio te e lui. ("V) Petr.p.1 .canz. 6. Ch’or fossi io spento al latte cd alla culla. (Cin)
— * In Jìne di se medesimo. V'. Che Che. (Cin)
* I' 1 f nLe c ^ e ^ e particelle Chi , Come, Coi , Dove , Onde, Quale ,Quando, Quauto, e s’ altre ve ne sono, vi sta iti luogo di Unque ,aia quasi iti forza di nome , sicché tanto vaglia Chi che, Comeche, Dove clic cc. quanto Chiunque, Comunque, Dovunque -(Gin )■ * Affisso o separato seguita alle particelle Altro , Anzi , Dappoi,Innanzi, Meglio , Meno , Più , Poi, Poscia , Prima, Tanto , Tonto ,formandone le voci Altro che, Anzi che, Dappoiché, ec. V* (Gin )2o -— Replicato molto spesso senza necessità. Bocc. nov. 18. 4 Ora av-venne, clic essendo il re di Francia nella guerra già detta, che ^co-stumando Gualtieri alla corte, che la donna del figliuolo del re d oc-^ u Uo amore di lui s’accese. E nov. 2j. ti. Per Dio pregandolo, chese per i a salute d’ Aldobrandino era venuto, che egli scacciasse. »•fiior.Eirt. 28. Farai questo, che a ogni croce clic tu trovi, inginoc-chiati,c fagli riverenza. (V) fioco, g. q.n. 5. Non seppero si segretamente* arc , che una notte andando Lisabctta là vedo Lorenzo dormiva, che ilingioi* de’fratelli non se nc accorgesse. E appresso : Avvenne unforno, che domandandone ella molto istantemente, che l’uno de’fra-Jojh disse. E g.O.n.6. E tu come potrai mostrare questo che tu aifermi?Disse lo Scalza : Che il mostrerò per sì fatta ragione, che non che tu,crstui che il nega, dirà che io dica il vero. E g. 10. 11. 9. Donna,irtissimo sono che quanto in te saia , che questo, che tu prometti,
2 — * Replicato senza necessità dopo alcune parole infrapposle,forseP e *’ dar più chiarezza al discorso, fioco. g : 2. n. 7. Ti priego, cheh egli avviene, che io muoja, che le mie cose ed ella ti sicnoAccomandate. (Cin) . .
Replicato neU’inlert'ogativo per maggior energia. Guitt.fiett.10.00.
*0 late , che , la grazia non seguitando ? E appresso : Che fate, che.
| Puotc cscusarvi ? E 36 . Che è, carissimi, che? Unde elio sicon-u cuti havvi a’suoi servi? E 21. 55. Che e, che, duro e forteche fortezza d’animo grande cc. non inetta a line buona , c
Vittori aggfc ? (V)
s 97
f {Sottinteso co veibt Duhilaic,Temere, Suspicarc e simili, anzi più
vi si tace che vi si scriva , usandosi il non che è il ne da' latini u-sato dopo questi verbi, ed anche talvolta dicendosi Non forse che
,4-«Tu:
« so»rr' U ^ (ìl fl uo < ^ cuna volta coir infinito, {ove il Che pare richiedereìrt} ^Sfniiivo, e si mostra non solamente ozioso, ma di non pìccoloBoc inten ^° °l sens0 ’ se bbene potrebbe anzi esser vezzo di lingua.]di k 2 ° P * 12 ' Seco deliberarono che, come prima tempo si vedessero,r dor at *°* ” ^ &• 7* ”• 9 : I* cr partito avea preso che , se ella a luii h n . asse , di fare altra risposta. E g. 8. fin. Veggiamo che, poichéipw?/ a * cuna i^'rte del giorno hanno faticato sotto il giogo ristretti,
^ c ?h esser dal giogo alleviati c disciolti. Ei\ Giord. 20. In una co-‘ « «ccordaro bene, cioè che nella beatitudine fosse fermezza di tc-jy Cll -° ’ ci °c, che se hai bene , dì non perderlo. Coll. Ab. Isac. 63 .a 1 ® l conviene al servo di Dio ec. che, perch’egli non sia venutodur ^’k’Ztone, però cessarsi di cercare. S. Agost. C. D. 1. 3 . Se a-Cos 'T'c Virgilio chiama questi iticiii vinti, e dice che acciò che purad, Vin ^ 1 P cr qualche modo potessero scampare , esser raccomandatidi ft 1 * 1 1,011,0 ec » * 9 en. Prov. fi 3 o. Proponimento d’Iddio è questo ,Eu 10s * rarc cc * che queste cose ec. né buone essere, né ree. EU. S.^ en - 38 fi Ti pioverò che in quel peccato, di che ella accusa noi,c Ha peccalrice, e degna di morte. Covrile. Med.cuor. i.IIom-virt l*“»to c le , acciocché il cuor nostro meglio si disponga a questaag —_c’ e F - » ai recare in volgare, cc. (V)ciò ■'“'"f'-’so come relativo. Cavale. Au.Apnst.i 56 .Sfcr/.avmm di lireAn * 10tcss ^ di male contro a Giesù Nazareno. Bergli. Col. Lat. fi fi4 - fì “ c ‘ù s ’ “legava contro a Cecina ec. fosse vero. Bocc. g.Helh',1 ’ ® 31sc P*ù dichiarato l'avrebbe l'aspetto di tal donna,Oo,/]’ ' Za cra ’ se ec., il rossore nel viso di lei venuto,
l’or t . avc ? scr «ascoso. E g. y. fin. Tenendolane più felice , invidiaPia 1 v * furono ne le fu avuta. Vii. S. M. Madd. 72. Non è ani-3 “ Potesse stimare. (V)
Strò Sottinteso dopo Quello. Vit. S. Onof. l j 3 . Ed egli m’ammae-Ouel^r* 0 bisognava fare a’santi padri. E Vit. SS. PP. 1. io 3 .3_' ate . quello gli disse, fece. (V)
7 - n 10 ott ‘ nteso quando è congiunzione,o particella disgìuntìva.Bocc.g.lesse ^'.■^el quale amore, o che Pirro non s’avvedesse, o non vo-1 niente mostrava, se nc curasse. (V)
Q, ' [Sottinteso dopo il verbo da cui dipende. ] Bocc. nov. lo. fiErn * u dma novella ec. voglio ve ne renda ammaestrate. Vit. <V.Ijj 0 r,r " 21 1. Sicché si dimostrò, il profetico consiglio del poverello di6°(j- aon cra da rifiutare. (V) Cas. son. 3 o. Deh come il signor mio
3_ e consente Del suo lacciuol più forte altri il disarmi. (N)
4 V( . t . * tyhisciato per non replicarlo troppo da vicino.Bocc.g 'ò.n. 2.Si» cr ^ an ‘mo pieno d’ira e di maltalento per quello che vedevaciò Stato ^ alto ec ‘ (V) E 8- 2 - 8 - H giovane disse : Poiché su
' Screfa vi veggio non solamente quello , di che dite vi siete ac-> non negherò esser vero, ma ancora dì cui vi farò mamfesto,(Gin )
g. 2. n. g. Sicurano , vedendol ridere, suspicò non costui in alcunatlo 1’ avesse raffigurato. Bocc. g. 3 . n. 1. Parendogli oltremodo piùbella che l’altre femmine ec., dubitava non fosse alcuna Dea. Ivi;Cominciò a dubitare non quel suo guardar cosi fiso movesse la suarusticità ad alcuna cosa , che vergogna le potesse tornare. Dani. Inf.3-Temendo noi mio dir gli fusse grave, Inlìtio al fiume di parlar mitrassi. (V) Tacer non posso e temo non adopre, Contrario cliètto lamia lingua al core. (Cin)
7 — lE nella medesima forma il tacciono altri verbi pur colla nega-zione, quasi che il Non se ne stia in forza di Che non.] Guitt. Leti.1. 7. Credendo non qui è casa nostra, nè csti beni terreni ne sono datia pagamento. » Bocc. g. 10. n. S. E pensò, più non fossero senza ri-sposta da comportare le lor novelle. Petr. p. 2. sest. 1. 0 voi chesospirate a miglior notti, Pregate non mi sia pili sorda morte. (Cin)
30 — Usalo in certe frasi ad esprimere la mancanza di un effetto chepur si voitM e ottenere. Eranc.Sacch.nov. 3 fi Ella la potè ben sonare,che Ferrantino n’ uscisse. E nov. <77. Elle furon novelle, che mai sipartisse. (Qui è come dire : Non fu vero che mai ec.) E nov. 18fiI contadini si cominciano a scoi-nare e dolere, dicendo : Voi la po-treste ben sonare , che noi ci vegliamo più. E nov. igi. Bonamico glipotè dire assai cose, che la sera vegnente ve Io riconducesse, se noncon questo , che ec. E nov. 202. Sonarono , pcr far resuscitare la ra-gione. Le quali oggi potrebbero ben sonare , che ella resuscitasse. Enov. gì. Tira un aglio, tirane dna: e’potè assai tirare , che trovas-se il capo a niuno. (Gli era stala fatta una beffa , di tagliar il ca-po a tulli gli agli suoi.J (V)
31 — Usalo per rappicco del secondo membro d'un periodo nel primodel cjuale fu usalo Perciocché ovvero Quando. Slor. Bari , fio Im-perciocché avversitade mi costringe , c che tolti li miei amici mi so-no falliti, sono venuto a te ec. Cecch. Assiuol. 5. 2. Quand' io fuistato seco un pezzo, c che furono passati i colpi mortali, creden-dola ec. (V)
32 — Usalo col v. Essere sottinteso. Bocc. g. 1. n. 2. O l’amiciziagrande ec. che il movesse, o forse le parole cc. che sei facessero ec.(O fosse V amicizia che il movesse ec.J Dani. Inf. ig. O ira o co-scienzia che 'I mordesse , Forte spingava con ambo le piote. (V)
33 — Per enfasi , senza appicco nè relazione. Vit. S.Gir. go. Levò lamano (un reo uomo) per fedire nella gola 1’ Arcivescovo; ed egli,vedendo ciò , gridò : O santo Girolamo , soccorretemi ; che subito lamano di collii ec. gli si rivolse , e fedi sé medesimo. (V)
34 — Posto più a senso che a costruito. Vit. S. Girol.gy. Vi multipli-cò tanto (l’avarizia in certe monache), che ninna ne volevano rice-vere, fosse santa o buona come si volesse , clic (se non avea roba)le movesse carità o misericordia a riceverla. (V)
35 — Nota modo. Bocc. g. 3 . n. 3 . Io mi son rattemperata, nè ho vo-luto fare nè dire cosa alcuna , che io non vel facessi prima assapcrc.(È il modo lat. : quia te ccrtiorcm faccrcm.) (V)
36 — Nota uso. Cecch. Assiuol. 5 . 5. Dov’è l’Orctta ? o 4 gn. È su, checuce. ( Cioè : è nelle camere di sopra , dove cuce ; ovvero : stacucendo.) (V)
3 y — Nota ellissi. Bocc.g.io.n. 3 . Io sono un picciol servidor di Na-tan , il quale dalla mia fanciullezza con lui mi sono invecchiato ; nèmai ad altro , che tu mi vegghi, mi trasse (ad altro , che a quellostato, nel quaI mi vedi, mi promosse). (V) Omel. S. Greg. voi. 2.f. 323 . Pareva molto più convenevole che quelle talento che era toltodal cattivo servo fosse più tosto dato a colui che avea ricevuto due ta-lenti, che a colui cinque. Perocché piuttosto si dovea dare a chi avearicevuto meno che a chi più.(Cioè: a colui che avea ricevuto cinque.)(Pr)
38 — * Che? Esclama zinne ironica di maraviglia , pria di risponder ea cosa che si vuol rugare , o che non si vuol credere. Cecch. Dot.2. 5. Graham noi, che se n’avessi mille scudi?G.CUc? nc oUoceuto.(N)
39 —* Scnvesi ordinariamente accorciato innanzi a vocale, fioco, g. 8.n. 7. Ed il battuto della torre era fervente tanto, ch’ella nè co*piedi , nè con altro vi poteva trovar luogo. Petr. p. 1. canz. n. I*so quel ch’io dico: or lassa andare, Che convicn eh 1 altri imparialle sue spese. (Cin)
2 — * Quando seguita al Che voce cominciata da H, sogliono scri-verlo apostrofalo e sincopavi col gittar le due lettere HE massi-mamente nel verso. Petr. p. 1. canz . 12. Beato il Padre, c benedet-to il giorno C’ha di voi’l inondo adorno. (Cin)
3 — Ma quando sia inten'ogativo si vuole scrivere intcr'O e massi-mamente nella poesia. Petr. Tr. mori. Che altro eh’ un sospir breveè la morte. Dant. Inf. 3 . Dissi : Maestro, che è quel eh’ i' odo. (Cin)
4° — Riceve la giunta della lettera D , formandosi Ched , allora chepercuotendosi in alcuna vocale , si voglia non isbatlcre ! E, ma pro-nunziarla , e crescere , o per miglior suono o per comodo del verso ,la sillabai maniera forse più familiare agli antichi autori , che agliscrittori moderni. I\ov. ant. 100, 2. Sappi chcd io t’ amo sopra tuttele persone del mondo/ Amet. Negli ornamenti ha sollecita curaChed ei non passin la ragion dovuta, Dant. Inf. 3 t. i 3 y. Quando unnuvol vada Sovr’essa si , ched ella incontro penda. Erano, fiarb. ioAi 3 . Netto parlar, c belio Rider, s’ avvien ched elio Far tei convegua.E 3 yu 8. In questo punto, ched io morto sono. Gr. S. Gir. 6.Quegli non ama uoqua lo suo prossimo come sè medesimo , che dellecose, chcd egli ha , non gli dà parte. Rim. ant. M. Cin. 4 q. Se fìatostano Lo mio redire a far si, chcd io miri La bella gioja , da cuison lontano. E 55. Questa leggiadra donna , chcd io sento.
4t — * Intanto a’ modi composti col Che, come Che che, Ck’è eh’ è*