Da
C ^PPA. *
DA COPPA
DADOR
I t.i Posto wverb. = Dalla parie di dietro, Dalle spalle. F.
15**0, ((j)
0r, 'lioèa It f E |V * (Ghir.) Da-ci'i-o-pi-or-rè-a. Sf F. G. Lai. d.iciyopy-. gl’imi ' dueryo io piango, p/on pus, c rheo io colo,) Scolo di
(ila Mcd.) Oa-cri-or-ri-si. Add. f. F. G. Lai. dacryoirh ysis.
U:h„ 11ìi; : 0™. lacrima, c rheo colo.) .Seni, dt lacrima,Lacrimazione.
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, c Oo jq ' Oled.) Da-crir-rc-a. Sf. F. G. Lai■ dacryrrliaca. (Da da-1 *?? > v v leo colo. ) Flusso di lacrima, Lacrimazione. (Aq )
"Hti l|Sl 0 Ilt -) Dà-Cti-Ii. Sm. pi. F. e di’ Duttili. ( 0 )
in.' t ^Mus.) Da-cti-li-co. Add. m. F. c di Dattilico. (O)
( Bot -) Oa-ctì-li-dc. Sf. F. e di' Dattilidc. ( 0 )
Sui 0 ( Bot -) Da-cti-li-fe.ro. Sf. F. e di’ Dattilifero. ( 0 )l/ c ' ri i.tocT., 1 ' 1 ’’) Pu-ctì-li-o. Sm. F. e di Dattilio. (A. 0 .)
1 Ctl >-w M A 1 ' 0 ' (^ctt.) Oa-cti-li-o-gli-fo. Sm. F.e di' Dattilioglifo. F.(V;ui)0 ""mitzia K ^‘ * Cl-tt) Da-cti-li-o-m.m-zi-a. SJl Lo stesso che Dalli-
i 1 4ci iute E * A ' / *^^ i ' r -)D a -cli-li-o-tè-ca.A/i Lo stesso che Dattilioteca. F.( 0 )Ji Act Ho. * ..(Glùr.) Da-cti-li-tc. Sf Lo slesso che Dattilitc. F. (A.O.)
A Ct| (U U .) Dà-cti-lo. Sm. F. e di’ Dattilo. ( 0 )iS^-tDoc N °’ * Da-cti-lo-bò-ta-uo-A’/n. F.e c/i’DaUilol)Otatio.(Aq )
lS'Aoprn 1 " 8 ' * (LcU.) Da-cti-lo-dii-cinc. Sf. F. e (A’Dattilodocinc. (Aq )It^'AocorS'i G'Dir) Da-cti-lo-flò-go-si. Sf. ^.ef/i’Dattilollog 08 Ì.(Aq )iS^osiOM,*’ . (^Dt.) Da-cti-ln lo-gi-a. Sf F. e di' Dattilologia. (Aq )(Mat.) Da-cti-lo-no-mi-a. Sf F. e di' Datlilouoinia, (Aq )n^'-fitoTEc. 0 ’* (^°.°D) Ba-cti-lù-pte-ro. Sm. F. c rfj’Datliloptcro.(Aq )giorno.* fé (Gliir.) Da-cti-lo-tè-ca. Sf F. e di Datlilolcca. (Aq )Ty i >’"<i eo »’) D.i-ctò-ui-o. Lai. Dactoniiun. Amica ciuhdella Spa-V * jy X, S°>‘ese. (G)
f t\ dìid^r m ’ ^ (U * Daclas. ( In cbr. docl vale amico ; in lingua3 ,Llc ‘ y al dare. In pi*. dadion facella , c dadoo io convello in
J," ‘ s n ' ) (E)
D? l,4c AtiDi, l SS acco >’e. di Deodata. F. (B)
,“^Co Lo S (Geog.) Da-da-càr-din. Città della Turchia AslaticaJfi)^Y <i0c a a ’ j '^pa-juò-lo. Siili Colui che frequentemente e volentieriDp ^'UvarW 1 ’ e P rc; ndesi in inala parte. Il Bocc. disse : Mellitor>o, f rC*'}}' P«*cci. Mere. Pecch. (A)
\)* u dnn v | a *fià-no, #. pr. ni. Lo stessobP^- A< ; ^t°, disteso. V. Dada.) (B)
,>r.o , * jy°f‘) Da-da-slà-na. cit. dell Asia min. nella BUinia.(fi')p-^ 0 ' Sf), n '^°do. Sta. usato per lo più nel pi. P. fiorentina Uel-li’^^Oco. \ , f( ie sciocche , Scede. ( Dall’arabo daddon cosa vile, da
G/*. - avvero. zzi Di sopra la persona , D’ in sul dosso.Lat.cP So i di Bocc. ìl()v ‘ 79 * 4 2 * E con essa sospintoli d’ ad-
* r Go ^ capo innanzi il gitlò. Lab. 5i. E mugneuii sì edìy e ,? r p °gni umor d’ addosso, clic a uitm carbone , a ninna5 ^y° itiimP ^ Ca ^ c ina mai nelle vostre fornaci non fu così dal fuoco
ftCyq^-
(lo ^ 0i Torsi cbcccbò sia d’ addosso, per metaf. = Levarseloclic c r- n .°^* 1U mo lo avrei per maniera levato d’ad-Uii Non ® ! lna ‘ 11011 avrebbe guatato là dove io fossi stata. E nov*pi*. V ^°»’osa i° l 10tenza d’amore comprenderete , ma il senno dal’(i m ,j ° Una osalo a torsi d’addosso due che contro al suo ■^D n a ^ ' Va no, cognosccrete. E num. 17. Poiché essi ciò clien° ? Vca 11011 avcan ^ att0 ’ se là** tolse d'addosso.
' 1 ' " ’ . Lai.
n. Lo stesso che Dodano. V". ( In islavo
Co,..- u, ssi Wo . Uv cu non avean ratto , se gii unse a aauusao.il ) l ^iiri c> /-> ’ Dad-dO'Ve-rìs-si-iuo. [ Avv.) superi . da Daddovero
c\*!i^ 7ì ^* ,xroLra " f^arch. Ercnl. 210. C. Voi dite purI><ì Q p Ho , Ì_M 7 ' 1110 vailta ggl e soverchi Omero? Daddoverissimo.l; ltl !? Vt ^r° a( . oo-\£„ VOt sJvv. Da senno; contrario di Da beile. —,
dt’e P° gdtlP*' ^ at ' scr *°» vere. Gr. ùXl^Ùjs. z>oec. nov. 7 6. S. Ca-to’ A ? va ?Hora più forte , c diceva cc. : io dico daddovero ,5 j!° 0 da k ° 7 lll ^ 0 l a,;0 ‘ *(>• Chiunque gli rivelava
^X*!r 0, ’ rt è C ^ C °. ^ a( I ( i°vero, parlava contra a Ini , facca morire.
, lia| L .,j°- .Vo/Pn 0 vsce d‘ aggiunto , e vale lo stesso che Beale ,** ^ j aa dUovei’ ** en \ ^w'ch. 7. 20 . A chi io non manderei navi ov . Cl 'dà v’ manderò bene delle dipinte.
Tacque ’ cra mente. Lat. vere. Gr. «à^wb. Cron. Mordi. EÌ%. ^ dÌ UVQ j a , y° j e’morì daddovero. Cani. Cam. ^ 77 . E poi chidon") ^ s * a jidovero , Lo vede con mcn corna, e manco nero.
, siero''" 111 «lubW* ° r ?,8 li P arT “ avere un asino clic avesse daddovero/.■*•** >A voLp eRc * Maini, i. 66. Fatto arrogante, al line alzò ’1 pen-°^G.v7 r ( Wldl L ! CSti Otlori iladclovero.
c h e '^ rp ^c.) }i' e tl0 —■ Operare risolutamente . (A)h ^ iìet ,ie ^ e qued/ 6 ■ (Utnua li che per tre giorni si solennizzavano da’ Gre -) (Nbn 1 P ortuvano fiaccole accese. (Iu gr. das , dados va-
lì ^b’d'a ^ a ó r * Noj C ?-"^ la ' rc * ass - T~. bas. e poco usata. Giurare a dadi.iv 0 del . Sl ‘ Ul10 come i giocatori, i (inali se si vestono del car-
VCW) n'l C S RÌi,re • 11011 se lie cal«mo. (A)
ì/ 0 !. * r CGeow \ ij'^ ( 7 er * Cit. della Turchia asiatica nella Natoliaf G)V'iCcir, 1O og.) p\ tta d e fu Turchia asiatica nella iV alalia. (G)
Il ll, *'«rì° l0 > * n 7 ?° /a . CUtà della Turchia europea . (G)
[ 'icciuò.lo. iSVjj. dim. di Dado. Piccai dado, a Picco-Ad o. rr, (Geo™ fri" r) e, il°». I dudicciuoli della materia di Cartesio. (A)
Hli
J? 1 ’, it'i^ii 0 dcM ]V* Benevole. ^ Uall ar. daddon giuoco , e nrccisa-0 1 v etl „. B « | ul3a <. r ?^ V- Murai.) Ar■ Sut. Diverso, ài mio pa-
l’c7, ° W d < ìk Clla ’ ® aÌ‘ cu: abb’io pur roba , e sia 1'acquistoSMi >«lo 0 »]» la maccbia. (M) 1 '
t*|fi ll '0ca PS,lato C* S " 1 fuccc d' ia . lIre > e ugnali, in ognuna dellelkl ys * G^ 0 * 1 «so • unicl0 5 cominciandosi dall’mio inlino al sei, epJ' ^éjìct-, 7? 7 la C at ^ a ^‘i giuochi di sorte. Lat. tessera,° C( i h.iì ucc * ,i0 ^- S. Giucatore o niettitor di malvagi
•') f) v 1 uamccmou della materia di Lartesio.(A)
i„ n . a '. _Ce ~l* Antichi popoli vicini ala Sogdiana. (G)
1,1 iì^nerale. ( Dilli' ar. daddon giuoco , e precisa-
dadi era solenne. Pass. 3 fo. Ne! torre cedole o fusccgli a rischio ea ventura, o nel gittare dadi. Maestruzz. 2. 11. 5. Chiunque giuc-ca colle tavole, ovvero dadi ec., pecca? E appresso : Se coinmise inesso giuoco inganno, mettendo dadi falsi, ovvero volgendoli male , eingannevolmente girandoli.
3 — Sorta di strumento col quale si tormentano gli uomini stringendoloro con esso le noci del piede. (Sembra così detto dalli» figura dellabase di àlcuni pezzi terminati in punta , clic dopo avere stretta cia-scuna gamba del paziente fra due lamine, l* una esterna e 1’ altrainterna , e dopo avere fortemente ravvicinate le interne per mezzodi corde, s’introduceano a colpi di martello successivamente fra leinterne medesime tino al numero di quattro. Inai \labaaton vai tor-tura: ed adhebaton plur. di adhabon vale il medesimo. ) Eir. As .2y5. Ma nè corda nè dado nè stanghetta ec. il poteron mai far can-giare d’opiuione.
a — [Unde Dare il dado o la stanghetta — Tormentare con talistrumenti. ] Sen. Ben. Pareli, /j. 2 2. Giova la buona coscienza ancoudii stessi martori, quando si tocca della fune; giova nel mezzo delfuoco, quando si dà il dado o la stanghetta.
4 [Col v. Andare]: Audare al dado, dicono i'giocatori del mutare co-
lui , che tira , i dadi , e dal monte prenderne altri.
5 — [Coi v. Gìnocai'c •’] Giuocarc a! dado, assolutam.,s intende del giuo~care al giuoco di zara , o altro che si faccia co' dadi.
6 — [Col v. Piantare :] Piantare il dado =: Trarlo con malìzia^ sicchéscuopru il punto che si vuole.
7 — [ Col v. Trarre: Trarre il dado , fig. rr: Tentare un affare. Ori'de ] Il dado è tratto = L'affare è fatto. Lat. jacla est alea. Gr. xv&osfy’piTrrai. Buon. Pier. à. 1. g. Poi traggo il dado, e vince per laparte Del sì la mia licenza.
8 — [ Prov .] Pagare il lume c i dadi, o Pagarsi del lume e de’ dadi =2Pagare per tutto , JSon lasciare addietro nulla. Cron, Peli . lo ineno pagai bene del lume e de’ dadi, perocché ne son di peggio più<T un railion di fiorini.
a —- Ed anche Dar il conto suo. Frane. Sacch. nov. 211. Gran-de maraviglia mi pare, che ne’ di suoi non trovasse dìi lo pagassedel lume e de’ dadi , come meritava. Moig. 18. g4- E domattina' insui campo saremo , E so che 5 l lume e i dadi pagheremo.
3 — Ed anche Averne la peggio. Frane. Sacch. nov. 1S2. Abbia-te cura a una cosa, che quando voi gli appresentate al signore, eli’c' non ispelezzassono a questo modo , perocché yoi potreste esser pa-gati e del filine e de’dadi. (V)
9 — Pigliare o Tenere i dadi ad alcuno = Impedirgli l’cperazione; toltala metaf. dal parare i dadi a chi giuoca con essi. Lat. impedire ,prohibcre. Gr. ìfL-xodi'siv. 31. P. g. i5. Il valente cavaliere, veggeudoclic gli erano presi i dadi, e eh’e’non potrà far niente di suo inten-dimento , lasciò T ulficio. Cron. Moretl. Quando e’vide gli erano statipresi i dadi , e che ’l suo gi acchiare era da beffe , ec.
10 — Esser pari quanto un dado, dicesi di Cosa uguale e pari per* tutto.
11 — Scambiare i dadi o le cari cz^Ridire in altro modo quello che s'èdetto altra volta , per ricoprirsi. Pardi. Ercol. 7/. La qual cosa sidice ancora rivolgere, o rivoltare, c talvolta , scambiare i dadi.
2 — * Ed anche Scambiare i termini, Pigliar le cose a ritroso.Pareli. Ercol. Egli scambiò i dadi; ma come colui che non doveaessere solenne barattiere, non Io fece di bello, ma si alla scoperta. (A)
12 —Tirare, Trarre pel f\ndnz=.Corninciare ora^ o in quel punto^ tolta lametaf. dal giuoco , quando si rimette alla sorte il vantaggio del trattodella inano , o simili. Morg. 18. 182. Quel che si ruba non s’ha asaper grado ; E sai di' io comincio ora a trai* pel dado. Fir . Triti,1. 2. E ora eh’ io pensava questi dì riposarmi , e’ si trae pel dado.Malta . 12. 5 /. Adesso è tribolata al maggior grado; E se allor pianse,or qui tira pel dado.
i 3 — Tirare, Trarre o Fare diciotto con tre dadi, dicesi del Riuscire inalcun negozio con ogni vantaggio possibile , essendo questo il mag-gior punto che possa venire con ire dadi. Malta , g. 2. Là gli uo-min si disfanno; e dii ne scampa, Ha tirato diciotto con tre dadi.
1 4 — Tirare un gran dada = Avere una gran sorte , o Scampare daun gran perìcolo. Buon. Fier. 1,5.2. No’ abbiam tratto un gran dado,Scampata una gran furia.
f 5 —(Archi.) [ Tavola ad angolo retto , per ogni parte quadra , in formad* un dado schiacciato , dove posano le colonne , piedistalli , esimili.P. Zoccolo , Plinto. ] Lai. basis quadrata, plinthus. « Saldili. Poc,Dis. alla v. Zoccolo: Dicesi anche dado per esser per ogni parte qua-
' tiro, in 'orma d’uu dado schiacciato. (A) (N)
1 — E dicesi anche per similit. qualunque base [a fòggia di dado ,Isulla quale si posano statue , [busti, vasi , e simili. ] Maini. 6. 5 2.Su i dadi i torsi, nobili sculture ec. Ristaurati sono e risarciti.» Baldin.Poc. Dis. alla ^.Piedistallo: Quella pietra che è sotto al dado, sul qualeposa la colonna, da alcuni detto piedestilo , dalia voce greca Stylos , edall’italiana Piede, cioè piede della colonna, e dicesi anche dado. (A)
iG— (Ar.Mes.) Qualunque corpo di sei facce quadre eguali, [da moltiartefici detto anche Ralla. ]
17—(Marin.) É un pezzo quadralo di bronzo, che s'incastra nel mez-J zo della rotella di un bozzello , ed è grosso quanto essa. Pi passa ilpernuzzo , intorno al quale la rotella gira. (S)
2—Dadi deli’àncora : Diconsi que' due pezzi di ferro che sporgono al-
pi per t . '_/ / / e >
per tirar col cannone* Band. Ani. (A) (Gr)
Dado. * N. pr. m. accd'c. di Deodalo. P. (B)
Dadoe,* Da-dó-e. 7 ?. pr. m. (V. Duduchi)~Capu de'Messaliani . P. (Ber)Dado*. * (Geog.) Datimi. Piccola citta dell ’ ludostun inglese . (G)Dador. * (Geog.) Città dell ’ Asia nel BduLcistan . (G)
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