C^ a tr,ce
,, ast abe ,
Ua,. e
DIGRUMATRÌCE
DI LA ENTRO
per cupiditatle, largamente lo splendo-
) * Di-grn-ma-trì-ce. Vcrb.f. di Digrumare. V.di reg. (Q)...j. Di-gua-stà-re. lAtl.) F. A. F. e di’ Guastare. Lai. va-sem, 0 , i|; olr l ? m Pere, devastare. Gr. iropSùv. Fr. Jac. T. Potere sanza
tasrt:_ * a “'guastar la schiera. Alberi. 3g. Diguasta la sente che bat-a vuole. J
11. () SS, f! are ", '■ ilJ - dissipare, disperdere. Gr. Hixffr.t SkwiWi. Alberi.So e\i' c ° c ’ hanno accattatoI)ic B4ir2 %'uastanQ.
■> Di-guaz-za-roén-to. [Srn.l Jl diguazzare, [V atto el’ef-a loro ‘ ^!S Uaz ~are.1 Lat. agitatio. Gr. bórnmi. Lib. cur. maiali. Parei 'Hguai- r i sentire un certo diguazzamento nelle budella , e di cotale' , '' 0 GvA^ lilìen *'° sem P re si lamentano.
^- tlE ) Ri-guas-zà-re. lAll.] Dibatter l’ acqua o altri liquori ne’,lle tter j! ( ',. a Sdare. Gr. boiùr. (V.guazzare.) Cr. 5, V). i ". E se vorrai° v Ver . ?} 10 1,1 lm vasel nuovo , il diguazzerai colla morchia cruda ,U hisop* 3 .; Morg. 25 . z6q. E disse ; posa posa, Squarcìafcn-o ; Non5 *’ a cque diguazzane.
Sor alcun vaso, si dice del dimenarlo ad effetto di cliguaz-
t [uatt ! , 0 C i li s ‘ contiene. Sagg. nat. esp. 238. Si aggiunga in tre o3 t ir ° a ( y„ una mezza libbra di acqua di fontana, seguitandosi scm-
m
1 ^ digt
"• «iguNN'V- oguare, Uimenare, iviorg. io- ib. GiunseNdo il*** ’* ^ att aglio. Dei •n. Ori. 2. io. 12. Poi tornò fuor, diguaz-é (J ri.Co ’aslnne. Sen, Ben. Farcii, y. 21. Ora il nostro buon Pitta-
ndoli Piandosene con lieta mano forse quattro gubellolti, diguaz-N pi ace S P esso spesso , giunto che e’ fu a casa , riprese sé medesimo
5 SOil? zaiu)!f r . ilare - AUlegr. 5y. Ye nc farei una.stampita delle belle, di-
* 3-. Un Orneer» n rnvu-nonfr* f\T\
tacitamente avea sentilo.
. io. 16. Giunse Morganle ,
Di là si Usa per riferir ì’ altro ; e per lo contrario le persone morieallorache introdotte sono a parlare , pigliano Di qua p er h, ì u ,,goloro, e Di là per lo nostro ; così Di qua e Di là s’usano per lo lat.trans e citra , pigliando per divisione o numi o monti n nuche cosaideali. Bocc. nov. 2 8. ig. 'Disse Ferondo ec. : ma io non sapeva oc.che Domeneddio avesse per inaio clic l’uomo fosse geloso, che io nonsarei stato. Disse il monaco: di questo ti dovevi tu avvedere mentrecri di là , ed ammendartene. li nov. 70. g. A cui Tingoccio risposedi sì ; e ciò era, che egli facesse ancora per lui dire delle messe cdelle orazioni , c fare delle liniosinc , perciocché queste cose ui .ifogiovarono a que’ di là. Peli-, ennz. g. 1. E che ’l dì nostro vola A.gente che di là fórse 1’ aspetta. E scn. gij. E son di là sì dolcementeaccolli, Coni’ io m’- accorgo , che nessun mai lorna. Danl.liif 5yfó. l)iqua , di là, di sù, di giù gli mena. E Plug. 21.g r Stazio la gente an-cor di là mi noma.
—* E corrispondènte a Di qua. Bocc. g. g. ri. 2. Venne alla giovar-ne alzato il viso, e veduto ciò che Madonna avea in capo , e gliusolieri che di qua c di là pendevano. Dant.lnf.2y.60. Poscia che ’Efuoco alquanto ebbe rugghiato Al modo suo, i'agu-i punta mosse Diqua di là. E Par. 1. Fatto avea di là mane e di qui sera. (Gin )
— Usalo anche, come sost. nel sign. del §. /j. fflenz. Sai. 10. E deldi là sol crede Che si narri di qua mere novelle. (V)
— Prap. che regge il sesto caso , e vale Passato il termine che siaccenna dalla proposizione, Oltre il detto termine. Lai. trans, ultra.
-’pa». Bocc. nov. 12. 6. Avvenne che, essendo già tardi, di là
Gr.
0 Se iesi'h P“ ss : ne t primo sign. Salviti. Gas. 27. SeilenoiT B Per™ ’ 0100 dall’agitarsi e diguazzarsi nel lino. (N)
un grosso argomento. (V)
è Bacco
u ff 1 cioè dall’agitarsi e diguazzarsi nel lino. (N)
Nu CoU nieta .f- s nel signif.del §. 3. Fr. Sacch. nov. 7 4- Costui s’an-8'. , ;iZz ant i e S'imbucce spenzolate a mezze le barde , combattendo e di-ìjà di Cca ° i c ‘ > 0 mes.ser Bernabò , quanto più il vedrà diguazzare ,Di a i digùa r ‘ ^ er ^‘ canz ‘ i-' 11011 c ” 0 ^ P 10 ■ :le * l J ' acere > Donne mie,
tT
da castel GuigJielmo, al valicare d’un fiume, questi tre veggendol’ ora tarda , ed il luogo solitario e chiuso , assalitolo , il rubarono.Pctr. canz. 22. 2. E già di là dal rio passalo è il merlo.
8 — Meta/. Di là da noi — Oltre e più alto del nostro immaginare o delnostro liso. Dant. Par. 'io. La bellezza eli’ io vidi si trasmoda, N011 purdi li da noi ; ma certo credo Che solo il suo Fattoi- tutta la goda. (V)
9 — Seguilo da nome serve ancora per esprimere Differenza od Ec-cesso. Dant, Par. ig.-5y.THon può di sua natura esser possente Tan-to, che il suo principio non discerna Mólto di là da quel cb’egli èparvente. (M) E Par. i3. Poi ch’ò tanto di là da nostra usanza. Fir.nov. 5. Goine quella che pensava, e nel vero non pensava male, che tolto
aila padrona. (B)
2° c ° l ’Po t *^‘"guaz-ià-lo. Add, m. da Diguazzare. Folg.Mes. Si laviI). 11 ditiTa u 1 lo con bollitura di capi di capretti , o coll'acqua dell'or-0011 molte uova.
V '’hou,’. lJl 'Km-sà-re. {All.] Divisare :p^’ ^f'asjòrmare.} Lat.dcecribc
* 0 '<d 7 v*w ' --- '—r* , U wuu'ticfiua
,, ) 0 f Sl RE c ? n molte uova.
Jin, . > l’Siii-c’i-i'n r a,, i ninisure ; lo forse piuttosto Cangiar di■ ,'r -r- o '■ - ,J — Ltt.describerc. G r. 1 < C ; a i Z. : Tr/.i-}.ricci : :■.
( 'he, c Tose. 1. 53o. Il suo assunto cc. mi pare che sia il no-
^ ì 4. ^ plinrinu O fPi'ln moenV/’O i.munl s CSSti’C Stile Ìli
varie ma*
' 1 tem P« nc ipii c cene cose massicce e provate esseQ n P l _a (.ulte le sette comuni, e la stessa cosa sottohi. * to 1 l. avtrc gli uomini diguisata.
certe cose massicce e provate
— - gli uomini diguisata.jP l 'Sui-sà-to. Add. m. da Diguisare.spoij’^^gu-scià-rc. lAtt.) Lo stesso che Sgusciare.
- ro Ci-, jctpy.Ttov à-tycupiiv.
U; ,,0, i si ,t Su-scià-to. Add. m. da Digusciare.
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s 'i 4 r
r- (0) r ..
V. Lat. Sili-Tratto del guscio ;
^.direbbe di tutte le cose che hanno guscio , coma d' uova -,. alt,. 1 ì f nnc iorlè e simili , perchè dell’uova diciamoJ 4 r'o» Ghiacciare.
Mondare
Sgusciato ysùi. Lat. siliqua exutus. Gr»
r • JJULt 5 UIVVU.I Wt-
mo; e quel grida e dimisi : ornò ! faLe pia-:cia il corpo, e l’elmo gli dilaccia , E tnil-
" 1 '»i.[ P Geo a
„ ^ r - 35. ff. Acciocché le medicine di scatapuz-
c Peste acute » ‘l c h° si fa con l: —- —'--- -" ''
dieci o undici granella digu-
a >re^^e.) Uhi
zc, t - «« aim! •***<*• e sf. pi. Antiche feste eli Atene
" 4 ^»iovn .. e ,^ >oieo ‘f d € U e nuche. Bnfoiiie, ' *
| ! ’ Di.jàm-bo. Sm. Lo stesso che Digiamlio. V . (Air)
atnf D l ‘lJ l -di-cà-re. Alt. e n. F. A. e L. Lo stesso che Digin-, ' e di’ o:-'• - .
. , _ _ —...... ( Dal gr. dins gen.
«a polis città , cioè Beate di Gioyc protettore della
Di-iài
Giudicare. Lat. dijudicarc.Gr. tt^plv^.Caoalc.Lsposr.it ’^asi'ò 7 * 00 . Q<L ?Hdice, ci dijudicassixno,cioè mettessimo ragione conP e l^nissinaoci, Dio non ci giudicherebbe. (V) p .... r y5 Joc icio.* Lo stesso eAeDìdcl giudizio e Die gnidicio.^ .
al ’ Jo ' No» 1 accuserà mai lo dravlè al di jut
^ U ■* '“'-'•'«'•id min io luavie ai ut judìce. Li ut. Inf. 1.ucio ^ °he intendesse della dannazione ultima } .che sera
iòZÌ
«lUic,
isNo "
Ni,'
t centrano di Di qua ; rappresenta-così statò, comedluc , Ufi. ~ * ~ r - * , . . ,
nc. Gr. skìì } . sV.eiSsp. ( Dal lat» de illa‘ ‘ ‘ EgU
se-
arnesi vide. Eegli noi mula di là ove
s bno I ^tiella parte.) Rócc. noe. i5. 8. E
,lQ i\ ’Costumf v ^ n corfcinato , e molte robe su per le stanghe ,%1 6 -A- li co dl , la » «d-altri assai belli e ricci,! ’ ’ '
r Nt’. C r 0 - tne > io ben veduto,
5 / *68. 4,
nomi di parte- Guelfa
maladetli
di "ii Sd bcllin0, ” bócc -
; (V)’ ° nde « partivano
fj' 4 i a > °’di'ìà' !l,el!» a H c o rio rv oi
. 1. Essendo forse la via Imi-dove a piè d’ andare intcn-
luogo. Pécor, g. i8-‘ n. 1. E tornossi nell’ A-morì bene. (Y) G. F.ff, 35. I.uis prima si tornò in :Currado in Alamagna e ganza venire a Roma ; e di là
* rìnj ^ 3j. j): » ai-passaggio Ui'Daniiata oltremare ,-e dì dà.°* (l*r) ° i0ro ^ contado di ModigUano in Romagna , e di "
ì ^
£ nt>o Jrà ìl.
v q Sat Uis3in ln ”2f 2a . e d titolo • Fu. S. Gir. Andò in Costantino-> Di * Nazianzeno di là vescovo. (V)
1-' « tntenefo * ^ •
* orub. i /7
si nferiscc a-questo- mondo , così anche
li — * Talvolta se gli antepose il Per. Tìcrnh. Stor. 11. i58. Andan-do egli per di là , molta mano d* uomini dèlia montagna i’ incon-trarono. (Cin)
Djlaccare , DMac-cà-re. [A/t. V. A.] Levar le lacche , cioè le cosce .Lai. coxas scindere. Gr. l^xicc tìuvìiv.
2 —« [iV. pass.] fig. Guastarsi, [Dilacerarsi,] Stracciarsi ogni membro.Lai. dilaniare ? lacerare. Gr. hxc-irccy. Dant. Inf. 28. 3 o. tiuardomuji ,e colle man s’ aperse il petto , Dicendo : or vedi come io mi dilacco.'Bui. Mi di/acco , cioè mi straccio o apro.
Diacciare , Di-ìac-cià-rè. {Alt. ] Se torre i lacci , contrario di Allacciare.Lo stesso che Dislacciare. V. Iffii. sol vere. Gr. Eranc.Sacch.
nov. 64.. Diìacciarongli Telmo:no. Morg. 27. 212. Abbracciale volte poi lo bacia in faccia.
Dilacciato , * Di-lac-cià-to. Add. m. dà Dilaccinre. V.di reg. Lo stessoche Dislacciato. V. ( 0 )
Dilaceramento, Di-la-cc-ra-inén-torDSVn.] LI dilacerare. Laceramento .-—,Dilacerazione, «Vi. Lat. dilaceratici. Gr. <rir«/)ay/*c 6 . Cr. alla a. Strazio.
Dilacerante , * Di-ta-cc-ràn-te. Pare, di Dilacerare. Che dilacera.’ V*.di reg. (O)
Dilacerare - , Di-Ia-ce-r«Wc. {Alt .] Lacerare. TmI. lacerare, dilaniare.Gr. (rrfccp&TTiiv v Dani.In r .t3.128. Iu quel che-s’appiattò mi--ser li denti, E quel diiaccraro a iirano a brano; Poi seri|>orlàrquel-le membra dolenti. T.ah. 33. Le bere dei luogo cr. a vendicar la suaingiuria sopra me iiicitasse, e a queste mi facesse dilacerare. Virg.'Bn.JST. 0 Enea, perche dilaceri il misero servo? perdona ornai a me sep-pellito. Cren. Morell. 202. Dalla sinistra avea una ruota , coffa qua-le mi parca avesse tutta dilacerata questa froja.
2 — [Big. Affliggere, Tormentare.] /ìfor. S.Greg. Sicché -intendendo lamente tutta solo nelT amor di Dio , da niuua disutile tentazione-possaesser dilacerata*
Dilacerato, Di-là-ce-rà-to. Add. m. da Dilacerare. Lai.' diìàccrntus,dilauiatus. Gr. so"? rx^ctypùos , SecLViex.tàtU. T'r. Gtord. Predi Imma-ginate la sua divina faccia livida'e difformnta r e tutto il suo corpodilacerato e sanguinoso.
Djlaceratore , * Di-la-ce-ra-tó-rc* Verbi m. di Dilacerare. Che dilace-ra. V. di reg . ( 0 )
Dixaceratrice, * [Di-la-ce*ra-tri-ce. Verb. f. di Dilacerare. V. di reg. ( 0 )
Dilacerazione, Di-Id-cora-sid-ne. Sf. Lo stesso che Dilaecramerito. V'»Grilli Inetti v. 2. Bevg. (Min)
q — * (Cliir.) Soluzione di continuità delle parti molli, con contusio-ne e slraccìamento dii esse parti. (A. O.)
Dì là da mare c= Oltre mare. Pr.Giord.45' Dovunque tu vorrai essere^da oriente'in occidente, e di là da mare e di qua . sì'ci sarai. (V)
Di la entro. Pósto avverbiOi dentro a quel luogo [di che si parlo.]Lat. illine. Gt\ hstSi». Bócc. noe. 2. 12 . E a Nostra Dama dì Pari-«i con lui insieme andatosene, richiese i cherici di là entro', che ad-Abraam dovessero dare il battesimo. » Bocc. g. 4< n. 1.. Comandòadunque Tancredi, che egli chetamente in alcuna camera di là entro
guardato fosse. (V) . .... ^
‘ E così dicesi del pan Di la dentro. Gr. S. Gir. 28'. L’ orazio-ne dee essere del cuore,.e - non pur tanto solamente delle- labbra, ma-dri cuore di là dentro, (Cioè , dentro dèi cuoré ? chy accoiiq^agtn Ic^labbra.)
2 —