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no troppo teneri, si sgranano se troppoiluri, resistono e tagliano se hanno laconveniente durezza e densità, e quantol’acciaio è più duro, tanto più i taglisono vivi, netti, brillanti, e più grossi so-no i ritagli levati. Onde questa manierafosse esatta converrebbe aver prima co-nosciuto il grado di tempera che meglioconviene alla qualità dell’acciaio, che losghembo della incisione fosse sempresotto lo stesso angolo, e che la mano a-vesse sempre un’eguale fermezza ; quindiquesta prova non serve che agli operaimeglio esercitali. (L.)
* * Meritano registro due recenti sco-perte sul modo di tagliare e forare l’ac-ciaio, che sembrano essere di molta uti-lità per gli artisti.
La prima scoperta sul modo di ta-gliarlo devesi, come molte altre, più alcaso che ad altro. Barnes di Cornova-glia dovendo tornire un disco di fer-ro dolce, immaginò, onde abbreviarel’operazione, di farlo girare con mol-la velocità presentando ai suoi orli unalima, ma quale non fu la sua sorpresanel vedere la lima tagliata in due dal di-sco di ferro dolce, c questo invece ri-manerne del tutto intatto? Ripetè l’e-sperienza con una lama di sega moltodura, e presentandola al disco di fer-ro girante con somma velocità, giunsea dividerla in due nella sua lunghezza eposcia ancora a dentarla molto più sol-lecitamente, e con minore fatica, che nonsarebbe stata necessaria per far lo stessolavoro con la lima. Perkins volle verifi-care questa singolare osservazione, ed in-tagliò nello stesso modo profondamenteuna grossa lima; poscia appoggiò la limacontro una delle superficie del disco, e gliintagli di questa ne rimasero consumati.11 disco trovossi non essere stato intac-cato:, ma essere divenuto molto duronella sua parte tagliente. I compilatori
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degli Annales de chimie, ec. vendendoconto di questo fenomeno nel loro vo-lume XXIV lo attribuiscono al caloreche produce l’attrito, il quale, stempe-rando l’acciaio, rende atto a tagliarlo ilferro che non si riscalda molto.
Altra scoperta di non minore impor-tanza per le arti fu quella fatta da Evain,colonnello d’artiglieria, e direttore nel-l’arsenale di Metz, della proprietà cheha lo zolfo di forare il ferro e l’acciaio,riscaldati ad un’alta temperatura.
Bisogna determinare la lunghezza c lagrossezza del bastoncello di zolfo; poibisogna dire in qual modo si sono ope-rati questi fori col mezzo di esso.
Con un bastone di zolfo di i5 milli-metri, 5 di diametro, giunse a forare li-na lamina di ferro battuto di 16 mil-limetri di grossezza scaldata al calorerosso, quale sarebbe stato necessario persaldarla in un fuoco di fucina comune;lo zolfo forò il ferro da parte a parte, egli fece un buco perfettamente circolareche aveva esattamente conservata la for-ma del bastone di zolfo adoperato, mapiù regolare dal lato donde il bastoneera uscito che da quello per cui era en-trato.
L’acciaio battuto a caldo venne fora-to più presto ancora del ferro, e pre-sentò gli stessi fenomeni per la regolari-tà dei fori; ma la ghisa grigia nettata pri-ma a freddo, poscia a caldo, e riscaldalaa segno eh’ era per liquefarsi, non provòalcuna alterazione dall’aver appoggialo lozollò sulla sua superficie, nè vi restò al-cun segno.
Wartman di Ginevra ripetè l’espe-rienze con un bastone di zolfo cilin-drico del diametro di 4 linee, e lungo 5pollici, che teneva per una estremità conuna molla di ferro, e che appoggiò pron-tamente, comprimcndovelo alquanto, so-pra mia barra di ferro della grossezza di