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Tomo I.
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perchè mole venire spinto innanzi da uo-mini che si puntellano co' piedi sul bas-so fondo del mare.

* ACCONIGLIARE vale ritirare ire-mi in galera, ed aggiustarli a traverso diessa in modo, che poco o nulla sporga-no fuora.

* ACCOPPARE, dicesi di una casa odi un muro, e significa coprirla di coppi

(f~. MURATORE, TEGOLA, COPERTO, eC.).

* ACCOPPIARE i buoi dicesi perporli sotto lo stesso giogo. In alcuni paesisi sostituisce al giogo un collare, preten-dendo che questo stanchi meno gli ani-mali; ma considerando la costruzione delcollo, e della spalla del bue, sembra cheil giogo sia sempre da preferirsi.

ACCORDATORE di Piano-forte ,Chitarra , Organo ec. La maniera concui si accordano questi strumenti pre-senta alcune difficoltà delle quali alquan-to parleremo. Si suole regolarsi sugl’in-tervalli di quinta, giacché l’orecchio giu-dica più agevolmente della loro giustez-za ; ma facendone succeder molte, sigiunge presto ad accordi che 1’ orecchionon può più sopportare: p. e, partendodal suono do si accorda giusta la quintasol, poi il re sul sol , il la sul re, il mi sulla. Ora facendo risuonare il mi col do,donde si cominciò, si troverà che que-sto intervallo di terza è molto crescente.Continuando per quinte si percorreran-no tutti dodici i semituoni dell’ottava,e si ritornerà non già al do, dal qualeaveasi principiato, ma ad un suono mol-to più alto, e tutte le terze maggiorisaranno troppo alte, e le minori troppobasse, talché sarà impossibile di tollera-re queste dissonanze. Senza arrestarci aspiegare tale singolarità, ci limiteremo anotare, che è un errore il credere iden-tici sul pianoforte, sull’arpa, sull’or-gano e sulla chitarra, il re )$( ed il mi b :ugualmente che il sol % ed il la 6 , il

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la ed il sì ec. ; converrebbe abban-donare questi strumenti, se non si alte-rassero lievemente questi accordi, ondeavvicinarsi alla supposta identità, ed e-vitare un senso disgustoso all’ orecchioche produrrebbe la loro leggiera disso-nanza; e questo chiamasi temperare gliaccordi.

Il celebre Rameau fu il primo a stabili-re, che questa tempera dovesse estendersiegualmente a tutti gli accordi, contro1’ uso, allora comunemente adottato, dinon alterare se non quelli che si ado-perano più di rado. Siccome l’orecchioviene offeso dal difetto di giustezza neisuoni, molto più ancora dalle alterazionidelle terze maggiori, che delle quinte,così si facevano giuste le prime, almenoper quanto potevasi a danno delle se-conde; le terze che si adoperavano conminore frequenza, erano sacrificate allealtre, e davano agli orecchi accordi mol-to aspri. Gli artisti credevano doverisfuggire, nelle loro composizioni, l’usodi queste terze, od al più tollerarle qual-che rarissima volta, e giungevano per fi-no a giudicare, che da quegli spiacevoliaccordi si potessero trarne effetti parti-colari.

Ora che 1’ arte della musica si è mol-to perfezionata, e nuovi modi di cantomoltiplicarono le modulazioni in un mo-do prima inusato, non vi sono più ac-cordi che possano considerarsi come po-co adoperati, ed ai quali soli si addossinoi difetti degli strumenti. Si adottò nuo-vamente la tempera uguale di Rameau , delquale esporremo brevemente il sistema.

Prendesi primieramente un suono cheserva di base a tutti gli altri, come p. c.il la, accordasi l’ottava di questo suo-no ; poscia, come si vede nella fig. I.(Arti del calcolo Tavola I.a), continuandodi quinta in quinta, ciascuna delle quali.lasciasi un poco debole, si accorderà il