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dendo la loro oscillazione nc smorza ilsuono, cosicché nel battere il tasto nonsentesi se non quello che dà la cordalasciata libera, la quale sola si accorda,e poscia, levata la carta, accordansi conquella le altre *.
Le corde spesso si ossidano, e si spez-zano; talvolta anche avviene, che unamano poco destra dà loro una tensio-ne troppo rapida, o troppo forte, che lerompe. Allora conviene rimetterne dinuove. Si attortigli in doppio una delleestremità del filo metallico, lasciandoviun anello che si passa nell’uncino d’ac-ciaio attaccalo alle tavole dello strumento :l’altro capo della corda avvolgesi benstretto sopra una caviglia di acciaio, chesi fa entrare ad attrito alquanto forte, inuna tavola destinata a riceverla ; tendesila corda facendo girare la caviglia conuna chiave quadr ata simile a quelle degliorologi.
Le corde del piano-forte sono di di-versi gradi di grossezza, indicati da nu-meri, ed i numeri più elevati indicano lecorde men grosse, quelle che convengo-no ai suoni più acuti. La fig. 5 mostral’uso di questi numeri. Le corde d’ot-tone che danno i suoni gravi, sono nu-merate da zero successivi.
E' utile saper accordare da sé un pia-no-forte , onde non dipendere dai ca-pricci dell’accordatore, e far le sue veciquando manca. Coussini, fabbricatore distrumenti, immaginò a tale oggetto dipiantare sopra una tavola sonora dodicidiapason d’ acciaio, le cui proporzionisono tali, che quando si percuotono, o-scillano e producono esattamente i dodi-ci semituoni della gamma, con un egua-le temperamento. Questo piccolo stru-mento serve ad accordare la gamma dimezzo del piano-forte, dalla quale deesisempro cominciare, ed è poi fàcilissimol’accordare le alile ottave,principalmen-
Accordatore
te le inferiori, le corde delle quali sonomeno soggette a spezzarsi.
11 monocordo col quale dimostransi iprincipj dell’acustica nei gallinetti di Fi-sica, può anch’ esso servire a dare i tuo-ni della gamma. Alle due estremità d’u-na tavoletta d’abete, sono attaccati duepezzetti rilevati, come i capotasti deglistrumenti da arco, e su questi tendesiuna corda sonora paralella alla tavolet-ta. Un ponticello mobile, può scorrerelungo il monocordo, e situandosi quao là, accorciare la corda al punto che sivuole, e quindi allorché 'la si fa oscillaresi può produrre quel tuono che megliosi crede.
Si segnino sulla tavoletta delle lineeparalelle per indicare i punti nei quali ilponticello dev’ essere successivamentetrasportato, acciò che la corda dia i do-dici semi-tuoni della gamma, e si avràuno strumento proprio a riprodur que-sti suoni quando si vorrà accordare unpiano-forte. Non resta quindi che cono-scere con precisione lo spazio che biso-gna lasciare fra le linee rette paralelleche indicano i punti nei quali devesiporre il ponticello per ognuno dei semi-tuoni, ed in ciò non vi è d’uopo di con-sultare l’esperienza, poiché la teorica dàesattamente la misura che devono averelutti questi intervalli.
Ecco Li tabella delle distanze misu-rate in millimetri , che bisogna lasciarefra queste paralelle per produrre i dodi-ci semi-tuoni, con temperamento egua-le. Avendo la tavoletta cinque decimetrid’intervallo fra i due capotasti stabili,si possono cangiare proporzionalmentetutti questi numeri, e trovare in tal gui-sa agevolmente le distanze che conven-gono ad ogni altro intervallo fra i duecapotasti; così, p. c., se la tavoletta avràun metro di lunghezza si raddoppieran-no tutti questi numeri.