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Tomo I.
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Aceto

quei vasi eh’ essi chiamano accidiosi, opigri, e riempierli con migliore aceto. Al-lora si produce la fermentazione, e pro-gredisce egualmente che negli altri.

Si raccomanda solitamente che la tem-peratura non oltrepassi i 18° Reaumur:i fabbricatori per altro la mantengonodai 24° ai 25 °, e l’aceto riesce a mera-viglia.

La prova che questa temperatura nonè troppo forte, si è, che anche con que-sta disposizione i vasi più alti, posti nel-la parte superiore più calda della stan-za, lavorano meglio e più presto. ** Nonbisogna però credere che una troppoalfa temperatura giovi, e abbiamo l’e-sempio di un fabbricatore, che riscal-dando la sua stufa fino a 3 o gradi otte-neva sempre un aceto molto debole.Consultato su questo argomento Prozet,gli fece questo riflettere, che l’alta tempe-ratura a cui operava, doveva evapora-re le parti più spiritose del vino, e da ciònasceva la debolezza del suo prodotto. Ilfabbricatore abbassò la temperatura edottenne un ottimo aceto. Da questa os-servazione resta dimostrata la irragio-nevolezza e lo svantaggio del metodosuggerito da alcuni di riscaldare il vino,fino a farlo bollire, onde fermenti piùfacilmente. * Per mantenere il calore ne-cessario, si usano stufe di ghisa, e percombustibile si preferiscono le legna alcarbon fossile.

Prima di versare il vino nelle madri,si chiarifica come segue. Si hanno alcunetinozze chiuse, che possono contenereda x 2 a 1 5 barili di vino ; il fondo su-periore porta nel suo centro un’ apertu-ra *b 4 0 5 pollici di diametro, la qua-le può chiudersi mediante un coperchiodi legno, ed è fatta per ricevere un lar-go imbuto ; l’interno della tinozza è ri-pieno di capponi di faggio compressi, ebene stivati. Si versa il vino sopra questi

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copponi, si lascia qualche tempo, poi sileva, senza agitarlo, per una spina postaalla parte inferiore della tinozza; la fec-cia deponesi sui copponi ed il vino esceassai chiaro. Talora però avviene chead onta di questa precauzione, 1’ acetoche si ottiene ha bisogno di essere chia-rificato, e ciò particolarmente se il vinoadoperato è debole. Allora filtrasi nel-lo stesso modo l’aceto, e ne risulta ancheil vantaggio che gli aceti di varie botti simischiano e divengono della medesimaforza.

** Per procurarsi l’aceto pegli usi do-mestici si può seguire il semplicissimometodo seguente. Si prendo un bariledella tenuta di 3 a 400 bottiglie, e vi siversano 100 bottiglie di buon aceto. Diotto in otto giorni vi si aggiungono iobottiglie di vino; e ciò si ripete per cin-que volte, sicché in 4° giorni se ne a-vranno aggiunte 5 o bottiglie. Il quarante-simo giorno si estraggono 5 o bottiglie diaceto. Si comincia di nuovo, allo stessomodo, e si prepara così quanto aceto sivuole; il qual metodo potrebbe ancheestendersi ad una fabbricazione più ingrande. Alcuni usano di estrarre una bot-tiglia di aceto ogni qualvolta occorra, erimettere nel barile allo stesso momentouna bottiglia di vino. Bisogna in tutti icasi, e dopo un certo tempo, levar dalbarile il tartaro e la feccia. Sono celebrigli aceti modenesi che durano anche 100anni, ed i cui vasi hanno secoli d’età.

Il metodo suggerito da Boerhaave , epraticato tuttavia in vari luoghi, è moltobuono per fare sollecitamente 1’ aceto.Si hanno due tini posti ad ùna tempe-ratura elevata da 18 a 24 gradi, comenelle fabbriche d’Orleans . Un piede circadistante dal fondo di questi tini havviun graticcio, sul quale poncsi uno stratodi rami verdi di vite, e al di sopra di es-si dei racimoli d’uva fino all’altezza dei