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Tomo I.
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Acido

spesso senza questa disposizione, quandole nebbie riconducevano sui terreni il gasacido idroclorico emanato dalle fabbriche.A Marsiglia , ove il consumo di quest’aci-do è ben lungi dall’ essere proporzionatoalla fabbricazione della soda, adoprasi tut-tavia questo metodo, o non ha guari cheChaptal, nei contorni di Parigi , continua-va la sua fabbricazione stabilita su que-sto sistema.

Da qualche tempo l’uso dell’ acidoidroclorico si è esteso ; questo prodottodivenne un doppio scopo che si propo-se il fabbricatore di soda, e gli apparec-chi per ottenerlo vennero modificali ecangiati in molte maniere. Sarebbe trop-po lungo il descrivere qui tutte le formesuccessivamente adottate ; non parleremoche delle due importanti ancora adope-rate, e diremo le ragioni che devono farpreferire un terzo metodo di fabbricazio-ne che descriveremo in seguito.

. Descrizione delt apparalo detto del-le bastringue. Dopo un fornello da so-da, detto fornello a riverbero (del qualedaremo la descrizione all’ articolo soda) ,vi è un bacino di piombo di 83 centi-metri di profondità, largo quanto l’in-terno del fornello (i metro 66 centime-tri), e di a metri di lunghezza, incas-salo nella muraglia in modo che i suoiorli superiori, coperti di piastre di ghisa,sono allo stesso livello del passaggio del-la fiamma che esce dal fornello. La voltadi muro che copre questo bacino, formail seguito di quella del fornello a riverbe-ro, ed ha la stessa altezza ; la fiamma chescappa, dopo fatta la calcinazione tro-va fra la volta e tutta la superficie dellepiastre di ghisa, un passaggio allo 11centimetri ; poscia ripiegasi sopra sè me-desima percorrendo un canale fatto es-pressamente sotto il fondo del bacino, efinalmente dividesi in due per entrare nelcammino per due condotti laterali. Que-

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sta caldaia o bacino trovasi in tal guisa in-viluppata da ogni parte dai condotti del-1’ aria riscaldata proveniente dal fornelloda soda ; e quindi presenta un uso secon-dario di questo calore. Una porla fattaall’ estremità del bacino, apresi per cari-carlo di sale marino (una carica compo-nesi quasi comunemente di 12 sacchi da100 cliilogr. l’uno , ossia di 1200 chi-logr.) ; lutasi questa il più ermeticamenteche sia possibile, c versasi l’acido solfori-co non concentrato (cioè a 54 ° Beaumé,equivalenti a 5 jfioo d’acido secco;per ogni 100 parti di sale se ne adope-rano 11 o di quest’ acido) per una tubo-latura fatta nella parte superiore del ba-cino : nasce la decomposizione ed il gasacido idroclorico, misto al vapore acqueo,si svolge e traversa quattro tubi di gresper recarsi nei refrigeranti ove con-densasi ; questi non sono che grandibottiglie di gres, dette bonbonne o da-migiane, sovrapposte le une alle altre innumero di 7 a 8 per ogni uscita,in modoche il collo dell’ una entra nel fondodell’ altra ; il gas le attraversa tutte dal-1’ alto al basso, e deve essere condensatoprima di arrivare nell’ ultima.

L’acido cola abbasso, ed empio suc-cessivamente le bottiglie, entro alle qualiponesi in commercio. Quando l’operazio-ne è finita, apresi la porta del bacino, j*lassi colare il residuo sotto forma di pastafluida, sopra un mattonato nell’ esternodel fornello. Questo residuo non tarda aconsolidarsi col raffreddamento ; allorarompesi in pezzi per lavorarlo (V . soda).La gran copia di gas che si sviluppa almomento che levasi il miscuglio, rendequesto punto del lavoro molto penosoagli operai. Questo metodo, come di-cemmo, è mollo imperfetto, principal-mente se si ha per iscopo d’ ottenere1’ acido idroclorico; la difficoltà di benlutare le piastre di ghisa, che coprono il