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Tomo I.
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i 18 Acino

bacino, T impossibilità di terminare ladecomposizione del sale, mentre il resi-duo deve restar liquido, finalmente leperdite che si hanno per le fessure e1’ alterazione del piombo ec., fanno cheper ioo .parti di sale non se ne possanoraccogliere che 80 a 90 d’ acido idroclo-rico a 21 gradi diBeaumé, ossia a 1170di peso specifico, il che equivale a 25d 1 acido reale, il che non arriva ad es-sere neppure i due terzi di quello chesi potrebbe ottenere.

Il secondo apparato che si adoperò, cdel quale i fabbricatori servonsi tuttora,consiste in un fornello a galera di 1 5 a20 caldaie di ghisa di 66 centimetri didiametro, e 4° centimetri di profondità,coperte d’un disco di piombo, che è lu-tato ed attaccato agli orli d 1 ogni cal-daia con una piastra circolare, vuota nelmezzo a guisa d’ anello, stretta conchiavarde a chiavette, od a vite. Yi siintroduce dapprima il sai marino, poi lu-tasi il coperchio e si stabilisce con tu-bi ricurvi la comunicazione fra cia-scuna delle caldaie, ed una serie di 7 a 8bottiglie di gres a due tubulature permetà piene d’ acqua, e che comunicanoira loro con tubi a doppia piegatura.Versasi l’acido solforico a 66 gradi perun imbuto e una tubulatura fissata al co-perchio di piombo ; riscaldasi a pocoa poco aumentando il fuoco gradatamen-te fino a tanto che essendosi sviluppatotutto il gas, il fondo delle caldaie diven-ga di un rosso ciliegio : l’acido delle dueo tre ultime bottiglie essendo di un gra-do troppo debole, si finisce di saturarlodi gas ponendo in ogni operazione que-ste bottiglie nel primo luogo più vicinoalle caldaie. E' inutile di estendersi piùminutamente su questo metodo, il qualepresenta tali inconvenienti che convienerinunciarvi; uno dei più gravi fra que-sti, è la difficoltà di staccare le croste di

Àcino

solfato di soda che restano al fondo dellecaldaie, vi si attaccano con molta forza,e vi sono assai aderenti. Il combustibi-le, il lavoro manuale, ed il logoramentodei vasi, sono anch’essi mollo più costo-si che nel modo di fabbricazione che stia-mo per indicare.

Descrizione dell’ apparalo detto acilindri. Supporremo un fornello (Y.Tav. IV delle Arti chimiche fig. i.s)costruito per 20 cilindri delle dimensio-ni seguenti: lunghezza 1 metro e 67 cen-trimelri, diametro 5 o centimetri, grossez-za 3 centimetri; la ghisa deve essere o-mogenea e la grossezza uniforme, ondeevitare le dilatazioni ineguali che li fan-no fendere. Quantunque lo stesso for-nello contenga questi 20 cilindri, essi visono separati a due a due, ed ogni paioha il suo focolaio e la sua volta (vedasila descrizione di questo stesso apparato,all’articolo acido nitrico). E' utile chetutte le parli di questi cilindri sianoriscaldate egualmente, affinchè la decom-posizione del sale nasca nello stesso tem-po, e gli acidi li corrodano meno ( la ghi-sa è tanto meno corrosa quanto più ècalda, e quanto meno d’acqua contienel’acido solforico).

La maggior parte dei fabbricatori, conlo scopo di economizzare il combusti-bile , nel costruire questi fornelli op-pongono alla fiamma più ostacoli chepossono, e le fanno fare molti giri in-torno ai cilindri. Questo sistema è vi-zioso, e non presenta neppure l 1 econo-mia che si cerca, mentre l’angustia deipassaggi rallenta la corrente dell’aria nelcammino ; questi si ostruiscono con mol-ta facilità pel fumo che vi si condensa, eche in uno spazio più libero sarebbesibruciato utilmente (a) ; e la decomposi-

(o) Vedremo agli articoli aria ? calorR?fornelli, che questa massima così enuncialanon è vera interamente ( G. M. )•