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Tomo I.
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Armo

(lì Lemery. Di fatto, ottengonsi in tal mo-do quantità considerabili d’acido idrosol-fbrico ; le molecole però di questo idro-solfato hanno così gran tenuità, che la suadecomposizione può quasi dirsi istanta-nea, e F idrogene solforato è ben lungidal poter combinarsi con la stessa rapi-dità con cui si sviluppa : la maggior par-te diffondesi nell’ aria, F infetta, e la ren-de nociva. Thenard consiglia di servirsidel solfuro d’ antimonio e dell’acido idro-clorico; ottiensi così molto idrogene sol-forato, e un cloruro d’antimonio dal qua-le si può trar buon partito. Questo me-todo però ha aneli’ esso molti incon-venienti: se adoprasi acido idrocloricotroppo concentrato, lo sviluppo è istan-taneo, e siamo nel caso stesso del meto-do precedente . Se impiegasi diluito, lareazione non si sostiene abbastanza, losviluppo cessa ben presto, conviene ri-scaldare ed aggiungere nuovo acido, main così gran quantità che bisogna smon-tare l’apparecchio per votare il matrac-cio, prima di aver ottenuto tutto F idro-gene solforato del quale abbisognasi.Questa operazione esige una vigilanzaquasi continua ; se il calore diminuisce,lo sviluppo cessa ed il liquido contenutonel tubo fatto ad S rientra nel pallone :quando riscaldasi nuovamente, il gas sisviluppa per questo stesso tubo, e si spar-ge nell’ atmosfera, (piando non si versiprontamente nel tubo stesso nuovo aci-do. A nostro parere è ben preferibile l’a-doprare il solfuro di ferro, e l’acido sol-forico diluito . Questo è il mezzo mi-gliore per ottenere uno sviluppo regola-re, e che continua notte e giorno, sen-za che alcuno se ne prenda pensiero. Ingenerale, siccome F idrogene solforatocombinasi alquanto difficilmente ai varjcorpi, è molto più vantaggioso di pre-sentarcelo a bolla a bolla. Allora, traver-sando esso lentamente il liquido, ogni

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bolla vi si scioglie di strato in istrato, fi-no che ei sparisce compiutamente. Alcontrario, se il passaggio è rapido, e le bol-le voluminose, esse sono appena toccatee passano direttamente. Se si trattassed’ottenere e raccogliere F idrogene solfo-rato in istato di gas, non v’ ha dubbioche allora il metodo più sollecito sarebbeil migliore ; ma non è mai questo lo sco-po che si ha di mira; nè si cerca comu-nemente che scioglierlo e combinarlo .Ecco quindi la maniera che crediamo piùconveniente: disponesi un apparato diIVolf comune, composto d’ altrettantebocce quante sono le dissoluzioni dif-ferenti che si vuol porvi : la prima de-ve essere un boccale a collo dritto, mu-nito d’un tubo in S, e d’un tubo dicomunicazione; tutti gli altri devono a-verc i solili tre tubi. Nel primo fiascoponesi una quantità di solfuro di ferro,più o meno grande secondo la copia digas che vuoisi ottenere; lutasi tutto l’ap-parecchio, attaccansi nei fiaschi alcuni se-gni che marchino il livello dei varj liquidi,e versasi sopra il solfuro F acido solfori-co, diluito soltanto con parte uguale d’ac-qua. Nasce la decomposizione, F idrogenoportasi sullo zolfo per formare il gas chesi sviluppa, F ossigene combinasi al ferro,e F ossido, che ne risulta, all’ acido solfo-rico. Ma come non havvi bastante ac-qua per isciogliere il solfato, la cristal-lizzazione non può aver luogo, la massa sigonfia ma non si indurisce ; essa resta inpolvere, e le bottiglie, quando è compiu-ta F operazione , possono votarsi facil-mente, il che è assai vantaggioso ; tutta lacura ch’esige questa operazione consistenell’ aggiungervi di quando in quando unpoco d’acido. Conviene però por menteche talvolta il solfuro di ferro non vengaattaccato dall’acido solforico, il che pro-viene principalmente, a nostro parere,dall’essere lo zolfo in proporzione trop-