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Tomo I.
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za di questa e -f del quadrato della ve-locità divisa pel diametro della sfera, eper la densità del corpo riferita a quelladeir acqua. (Fr.)

** Se l’acqua in istato liquido è unmotore possente e d’immenso utile al-I'industria, lo è ben altrimenti in istatodi vapore; gasificata dall’azione del fuo-co, acquista una forza di cui non si co-noscono i limiti. Se trovasi rinchiusa inun vaso, e siano pure le sue pareti for-tissime, la teoria c’insegna che le spez-zerà come vetro, e si aprirà una uscitaCi sia qui permesso riferire l’elogio chedi questa forza motrice ne fa Christian,nel suo trattato di Meccanica Industriale,paragonandola al vento ed all’acqua, e-logio che varrà più di quanto noi direpotremmo ad esporne il grand’utile.

« I motori inanimati, come il vento eracqua, hanno una potenza indipenden-te dall’uomo ; essa esiste nella natura, sene serva egli o no ; 1’ uomo la prendecome e dove la trova; non è in suo ar-bitrio nè di aumentarne la forza oltre isuoi limiti, nè di trasportarla piuttostoin un luogo che in un altro a secondadei suoi desiderii, ed allorché fa uso diquesta potenza sui luoghi stessi che essasembra avere scelti, e per così dire ir-revocabilmente stabiliti, non può eglipremunirsi con sicurezza contro le varia-zioni cui essa è soggetta, ma conviensempre che vi si adatti pivi o meno ; nonè quindi la forza che ei proporziona allavoro, ma generalmente è quest’ ultimoche bisogna proporzionare alla forza. Lasua attività, la sua industria gli offrireb-bero in vano vantaggi per una maggiorcopia di prodotti : i limiti nei quali sol-tanto è disponibile la forza di questi mo-tori, lo obbligano a conformarvisi, ed aristringere il suo lavoro. Inoltre, perquanto sfavorevoli siano i luoghi ove sitrova la forza, conviene o rinunziarvi, o

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servirsene con lutti gl’ inconvenienti lo-cali che l’accompagnano. La potenza mo-trice dell’ acqua ridotta in vapore dal-1’ azione del fuoco, presentasi al nostroesame con caratteri che eminentemen-te la distinguono dai motori onde abbia-mo parlato ( 1’ acqua ed il vento ) . . . .Questa forza che l’uomo crea, per cosìdire, dovunque siavi combustibile ed a-cqua, può dirsi 1’ agente più utile nellegrandi operazioni dell’ industria. L’ uo-mo crea, dicemmo, questa forza, ne sot-topone la potenza a tutte le sue mire ,ne estende e ne ristringe i limiti a suopiacimento ; fra le sue mani, diviene laforza di un solo uomo, o quella di millecavalli attivi, infaticabili, e che conser-vano sempre tutto 1’ ardore del primomomento ; si limiti essa al primo caso, oportisi fino al secondo, l’uomo ne è sem-pre ugualmente padrone. Questa forzaagisce come e quando si vuole, senza in-terruzione o interrottamente, irrego-larmente o con regolarità ; con una ma-no se ne sviluppa tutta l’attività, con u-na mano la si sospende, qualunque siala sua potenza. Per questa i siti so-no indifferenti, eccetto che sotto il rap-porto economico, mentre questa forzanon è in verun luogo, o, a meglio dire, èdovunque l’uomo vuol farla nascere. Ingrazia di questa bella scoperta dello spi-rito umano può dirsi che immense pia-nure, vaste foreste, miniere profonde edinesauribili di carbon fossile offrono al-l’industria milioni d’ agenti infaticabiliche nasceranno quando ella vorrà, edispenseranno il genere umano da queipenosi lavori che lo sfiniscono, lo degra-dano, e pajono stornarlo dalla sua de-stinazione. Si può quindi riguardar que-sto motore siccome quello che offre og-gidì maggiori mezzi all’industria, e comeil più atto a prestarsi a tutte le mire chepuò avere il genio della meccanica, ed a