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contengono l’acido carbonico libero, al-tre il carbonato d’ammoniaca, il qua-le incontrasi particolarmente nei tempidi siccità nell’ acqua della Senna attintalungo il suo corso nell’ attraversare Pa-rigi . Allora il prodotto della distillazioneritiene una quantità notabile di questesostanze volatili che n’altera la purezza.E' facile liberarla dall’ acido carbonicogettando le prime porzioni di acqua chepassano nella distillazione ,• pel carbo-nato ammoniacale, oltre questa pre-cauzione, bisogna aggiungere all’ acquaprima di stillarla un acido poco vola-tile che fissi l’ammoniaca ; l’acido carbo-nico divenuto libero si solleva coi primivapori prodotti. L’acido solforico sod-disfa perfettamente a tale oggetto.
La distillazione dell’acqua non offrealcuna difficoltà ; le condizioni essenzialiconsistono nell’adoperare vasi nettissimi,e sostenere un’ebullizione assai mode-rata, poiché se fosse tumultuosa si ve-de bene che alcune particelle di acquaverrebbero lanciate fino nel capitello esi mescerebbero coi vapori. In tutti icasi, è conveniente tener separati i pro-dotti, e assaggiarli ad uno ad uno coireagenti prima di unirli insieme.
L’ acqua perfettamente pura non èdotata per così dire che di qualità ne-gative ; è insipida, senza colore, per-fettamente neutra, nè ha in conse-guenza alcun’azione sui colori vegeta-li ; non precipita nè viene intorbidatada alcun reagente; esposta al calore, al-la pressione atmosferica di o,m 7 6 dimercurio, entra in ebullizione, a ioogradi del termometro centigrado , e sivolatilizza senza lasciare residuo; ec.Raffreddata al disotto dello s ero , siconsolida in massa trasparente , cono-sciuta sotto il nome di ghiaccio . Uncentimetro cubico, di acqua è un’ unitàdi peso chiamata grammo. II peso spe-
Acqua
cifico dell’acqua si prese per tipo e perunità, cui si riferiscono i pesi specificidi tutti gli altri corpi liquidi e solidi.
L’acqua pura è sempre identica a sèstessa. E 1 formata semplicemente dallacombinazione d’un atomo di ossigenoe due atomi di idrogeno, cioè d’un vo-lume del primo e due del secondo;oppure, in peso, di 88,904 di ossigenoe 11,096 di idrogeno. Basta, per aver-ne la prova, por l’acqua a contatto concorpi combustibili avidissimi di ossigeno,e favorire l’azione di essi sull’acqua me-diante il calore, almeno per alcuni, comei metalli che compongono la prima se-zione, ed il ferro ancora cui Lavoisier ri-corse per riconoscere l’esatta composi-zione dell’acqua. Diremo in poche paro-le come sia pervenuto quest’illustre chi-mico a sì importante analisi. Introdus-se in un tubo di porcellana una quan-tità rigorosamente determinata di filo diferro assai puro, poi adattò all’ una delleestremità di questo tubo una piccola stor-ta di vetro esattamente pesata, contenen-te un peso conosciuto di acqua stillata.Indi pose all’altra estremità un tubo ri-curvo immergente in un fiasco secco ecircondato d’ un miscuglio refrigerante ,affine di poter raccogliere la porzione diacqua scappata alla decomposizione. In-fine da questo fiasco usciva un secondotubo ricurvo doppiamente, che andava afinire sotto alcune campane. Lutato esat-tamente l’apparecchio, Lavoisier riscaldòper gradi il tubo di porcellana, e, dopoaverlo fatto roventare, mise in ebullizio-ne l'acqua della storta, e continuò l’ope-razione per un certo tempo ; dopo di chelasciò raffreddar l’apparecchio. Final-mente, si slutarono con diligenza tuttele parti, e vennero pesati i prodotti conestrema precisione. Lavoisier trovò cheil ferro avea cresciuto di peso, ed erasiconvcrtito in ossido nero ; riconobbe in