aoo Acqua
re tutto il residuo, o d’introdurvi qual-che cosa di straniero. In oltre è essen-ziale (S non ispingere giammai il calorefino al termine dell 1 ebullizione, poichéuna parie del liquido verrebbe getlalafuori del vaso, il che nuocerebbe aH 1 e-saltezza del risultamento. In fine, si deb-bono prendere tutte le precauzioni pernon lasciar cadere sozzure nel vaso eva-poratori© per tutto il corso di questalunga operazione, il che obbliga di si-tuare il fornello in un luogo clùuso ovel'aria sia poco agitata, e coprire la capsu-la con un velo attaccato ad un piccolocerchio a fine di lasciare uscita ai vapo-ri; questo disco appoggiasi sopra duebacchette messe attraverso la capsula.Bisogna in oltre procurare di attizzare ilfuoco, quanto più di rado si può, e diporre in disparte la capsula quando ab-bisogna metter mano nel fornello.
Terminata l 1 evaporazione si raccoglietutta la porzione del residuo che si puòfacilmente distaccare , poi con un pocodi acqua stillata e con l 1 indice si lavail vaso diligentemente , e si fa diseccareil lavacro in una capsula più piccola ; siriunisce ogni cosa e si pesa esattamente.Devesi già intendere che la quantità diacqua sottomessa all 1 evaporazione saràstata esattamente pesata , e che’ se np sa-rà evaporata una quantità sufficiente perottenere almeno venti granirne di resi-duo ; supponesi quindi che siasi fatto unsaggio preliminare per aver questo dato.
Questo residuo potendo essere varia-bilissimo nella sua composizione, non sipuò prescrivere un metodo da applicar-si a tutti i casi particolari ; bisogna neces-sariamente fare alcune eccezioni per ren-dere semplice la quistione ; e siccomeabbiamo già indicato in qual modo si ab-biano ad analizzare le acque solforo-se, supporremo che quelle di cui oraparliamo non sieno tali. Ciò posto, de-
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vesi osservare che fra le sostanze fisseche s’incontrano nelle acque, le une so-no deliquescenti, cioè solubilissime , e lealtre meno. Le prime, come si sa, si di-sciolgono nell’alcole : perciò questo vei-colo offre un mezzo di dividere un pro-dotto in due serie.
Prendesi adunque un peso determina-to, i o gramme, per esempio, del residuodell’ evaporazione ; s’introduce in un fia-sco assai polito , e si versa su questoresiduo quattro o cinque volte altrettan-to alcole ben rettificato ; si ottura, si a-gita a diverse riprese, si decanta, si pas-sa attraverso un piccolo feltro pesato, siversa una nuova dose di alcole, e si a-gita come prima ; si ripetono i lavacrifinché l’alcole niente più possa discio-gliere. Si riuniscono tutti , si evapo-ra l’alcole, e si ottiene un nuovo resi-duo che si pesa ugualmente. Questo nonpuò contenere che idroclorati di calce odi magnesia, nitrati delle stesse basi, so-da caustica se l’acqua ne contenesse, eparte soltanto dell’idroclorato d’ammo-niaca e del cloruro di sodio che possonotrovarsi nel primo residuo, perchè que-sti due sali sono poco solubili, ed anchequesta piccola quantità non viene di-sciolta che in forza degli altri sali. Talisono, fra tutti i prodotti fissi incontratifinora nelle acque minerali, quelli chepossono disciogliersi nell’alcole. La stes-sa soda per far parte di essi dovrebbeessere caustica, il che è molto raro ; equand’ anche fosse tale durante l’opera-zione si ridurrebbe in carbonato, e quin-di sarebbe insolubile nell’ alcole, a menoche l’evaporazione non si facesse in vasichiusi. Devesi osservare in oltre che as-sai poche acque minerali contengono ni-trati, e nemmeno idroclorato di ammo-niaca; perciò, ordinariamente il numerodei corpi disciolti dall’alcole è ristret-tissimo. Supponiamo che questo residuo