2 2/} ADERENZA
i etta di metallo lavorata sulla stessa cur-va ; le loro superficie sono polite perfet-tamente, nullaostante, per iscacciare l’a-ria più compiutamente, si spalmano conuno strato impercettibile d’una qualchemateria grassa ; allora facendo scorrerela calotta sulla palla, il contatto si stabi-lisce, e nasce l’adesione: questa è abba-stanza forte per sostenere il pesò dellapalla, che è 5 36 granirne, non solo quan-do è in’quiete, ma anche per tutto il tem-po che oscilla (V. resi) 111,0J.
Se uno dei due corpi può venir ridot-to in lamine assai sottili, come le foglied’oro battuto, si comprende che la fles-sibilità del metallo fa che si possa facil-mente applicarlo con esattezza su qua-si tutti i punti d’ un corpo, quando an-che non sia questo che grossolanamentepolito. In tal caso tutta la difficoltà con-siste nello scacciar l’aria, il che si ottie-ne, talora interponendo uno strato u-mido, talora con la pressione e l’innal-zamento di temperatura, tal altra infinecon tutti questi mezzi combinati. ( V.
DORATURA, STAGGIATURA DEGLI SPECCHI, CAR-TE METALLICHE, eC.).
I liquidi s’ attaccano facilmente ai cor-pi solidi; spesso ancor 1’ adesione ha talforza che basta a cacciar 1’ aria che co-pre sempre la loro superficie. Se, p. e.,si pone orizzontalmente un piano di ve-tro sull’ acqua , la sua superficie si ba-gna e l’arià fugge da sè, senza che siad’ uopo premere , o sfregare per farlapartire. Però il più delle volte, non baslaimmergere un solido in un liquidoperchè si bagni; molli esperimenti comu-nissimi fanno vedere che l’aria resta ade-rente in molti punti della superficie, edindicano in pari tempo che debba farsiper iscacciarla : p. e. quando si fa riscal-dare 1’ acqua in un vaso di metallo, su-bito che il calore fassi sentire, vedonsile pareli coprirsi d’una quantità di bolle
Aderenza
che si gonfiano a misura che la tempera-tura s’innalza, e finalmente si staccanoed ascendono in forza della loro legge-rezza specifica. Queste bolle proven-gono dall’ aria che aderiva alle pareti el’acqua non aveva scacciata ; si osser-va precisamente lo stesso, quando in-vece d’innalzare la temperatura, si di-minuisce la pressione. Si può cacciarequest’ aria aderente anche sfregando lepareti con un pennello, od altro corpoelastico, che possa ben toccarle ih varjpunti.
Qualunque sia il mezzo usato per ope-rare il contatto fra un solido ed un liqui-do, 1 ’ aderenza è sempre la stessa. Tal-volta questa è più debole della coesionedel liquido: allora è facile a superarsi ,e la separazione nasce da sè quando le-vasi il solido, poiché esso non trae nul-la seco: talora è più forte ; quando le-vasi il solido, porta seco uno strato li-quido che si è diviso dalla massa totale,anziché separarsi dalla superficie del coi'rpo cui aderisce con maggior forza.
Vi sono anche certi casi nei quali Iostrato liquido perde la liquidità, e si so-lidifica per la adesione che va a contrar-re col solido ; ciò accade, p. e. quan-do fassi scorrere sopra una superficieperfettamente netta di vetro, un amalga-ma di bismuto e mercurio ; quest’ amal-gama, che è sufficientemente liquido, siindura sul vetro per la forza d’adesione,e vi fa l’effetto dello stagnuolo deglispecchi.
Le saldature non sono un effetto sol-tanto dell’ adesione ; generalmente acca-de una combinazione chimica fra il corpoche salda, e quello saldato (V. saldatura).
Ma le colle non si combinano cliuiiHcamente coi corpi, e la unione più o me-no forte che fassi per la loro interposi-zione, dipende da due cause dall’aderen-za del corpo per la colla, e dalla coesio-