a38 Aerostato
questa superficie è grandissima il motouniforme ilivenendo prossimamente quel-lo della velocità iniziale, la velocità co-stante della caduta è molto minore; per-ciò si può rallentare a piacimento la di-scesa d’ un peso sostenendolo nell’ ariamediante una grande superficie; si cal-cola che un paracadute, del diametro di5 metri, basti per rendere lentissima ladiscesa d"'un peso di ioo chilogrammi.
Lenormand , uno dei collaboratori diquest’opera, avea già eseguito varj e-sperimenli di tal sorta a Montpellier (An-nalcs de Chimie , voi. XXXVI, pag. g 4 ),(«) i quali erano riusciti ottimamente.JJruet, per isfuggire ai rigori della suaprigionia, aveva osato slanciarsi con unparacadute dalla sommità della torre oveera rinchiuso, dell’altezza di 200 piedi;la prova, da principio felice, fu seguitada un accidente che ne rese nullo l’el-leno, ma però il suo primo buon esitoconfermava la teoria.
Garnerin , nel 1802, concepì l’auda-ce pensiero d’innalzarsi in un aerostato,e lasciarsi cadere da più di 100 tese dialtezza; questa pericolosa intrapresa fuverificata con felice riuscita in leccia atutta Parigi . Videsi quest’intrepido aero-nauta tagliare la corda che riteneva attac-cala la sua barchetta al pallone : dapprin-cipio cadde egli con una accelerazione ra-pidissima; ma aprendosi il paracadute lavelocità diminuì moltissimo. Era spet-tacolo spaventevole, in mezzo alla gioiadella festa, il vedere una barchetta fa-re enormi oscillazioni il cui centro eranel paracadute, e cadere con rapidità ;questa navicella venne finalmente a bat-
(a) Le Normand dice aver avuto l’ideadi tali esperienze da una relazione di viag-gi ove narravasi d’alcuni schiavi che pertrattenimento dpi loro padroni si lasciavanocadere da grande altezza con un ombrellospiegato, senza farsi alcun male. (G. M. )
Aero-veliero
tere contro terra, senza che vermi tristoaccidente abbia turbato i festivi piaceri.
Il paracadute è un vasto ombrello di5 metri di raggio, fatto di 36 fusi di taf-fettà cuciti insieme: al centro vi è unpiccolo disco di legno ove si riunisconotutti i fusi; serve questo ad attaccarviquattro corde che sostengono la piccolanavicella di vinchi in cui collocasi l’aero-nauta; 36 cordicelle partono, a guisa, diraggi, da quella ruota e rinforzano le cu-citure del taffettà, alle quali sopravanza-no alquanto per riunirsi a due a due inpunta ed attaccarsi a 18 altre cordicelle-raccomandate alla barchetta; queste so-no destinate ad impedire ’che il paraca-dute non si rovesci allo insù per lo sfor-zo dell’ aria ; un altro cerchio di legnoleggero di 1 metro e mezzo circa di rag-gio, concentrico al paracadute, lo tienealquanto aperto per ajularne 1’ apri-mento all’ istante della discesa. La di-stanza dalla barchetta a questo circolo èdi circa io metri.
Evitansi le pericolose oscillazioni della 1barchetta, sostituendo al piccolo discocentrale un cammino di un metro d’al-tezza, che lascia scappar 1’ aria rapida-mente senza nuocere alla resistenza clicmodera la velocità della caduta (Fr.).
** Per cercare di prevedere tutti 1pericoli, la Garnerin , nipote del soprac-cennato, vi aggiunse il così da lei intitola-to, para-naufragio , il quale consiste sem-plicemente in un recipiente circolare me-tallico chiuso ermeticamente, il quale, es-sendo molto meno grave dell’ acqua, puòsostenere l’aeronauta nel caso che cades-se in qualche fiume, lago, eG. *
* AERO-VELIERO. Il sig. Sarti diBologna immaginò un nuovo mezzo diinnalzarsi nell’ aria, che se non credia-mo eseguibile nello stato in cui trovasila meccanica, presenta però la lusingaili potere riuscir finse un giorno; il che