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Tomo I.
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Affinamento

tino. Il liquore concentrato si pone incucurbite di gres coi loro capitelli, postesopra un fornello a galera; si adattanoloro alcuni recipienti, si lutano le giun-ture con terra, si riscalda e distilla finoa secchezza. Yauquelin consiglia sepa-rar T acido nitrico ottenuto in due por-zioni : la prima, più pura, può servireallo sparlimento dell’ oro dall’argento ,la seconda alla ripresa del cornetto. Que-st’ acido nitrico è purissimo, nè abbiso-gna precipitarlo come dee farsi dell’ a-cqua forte del commercio. Io credo tut-tavia che debba contenere gas nitro-so, il che potrebbe renderlo improprioall’uso degli assaggi. Trovasi per residuonel fondo della storta, una polvere bru-na eh’ è un ossido di rame : per ripristi-narlo si unisce con parti uguali di flussonero, e si fa fondere in un crogiuolo.

Alcuni metallurgisti opinavano che1’ oro di spartimenlo contenesse un po-co d’ argento, eLesage avea fatto vedereche quest’ oro disciolto nell’ acido nitro-muriatico, lasciava infatti precipitare, do-po alcune ore, un poco di muriato d’ar-gento. Era ugualmente presumibile chel’argento di sparlimento contenesse an-che un poco di oro. Quest’idee impe-gnarono Dizé, allora affinatol e delle mo-nete, a ricercare qualche altro metodoche potesse dare risultamenli più rigorosied esatti. Dopo numerosi esperimenti e-gli trovò che l’acido solforico , invecedell’ acido nitrico, offriva grandi van-taggi, potendosi con quest’ acido spoglia-re 1 argento d’ ogni minima particelladi oro. Questo metodo usato da Dizèimpiegasi presentemente in grande invarj stabilimenti di tal genere a Pari-gi , ove si trae dall’ argento ottenuto nel-1 affinamento quella porzione d’ oro cheveniva interamente perduta. Si calcolache si tratti d’ un millesimo del peso to-tale dell’ argento, il che equivale presso

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a poco al valore di 35oo franchi permille chilogrammi d’argento. Se si consi-derano quante migliaja d’ argento si fon-da ogni anno nelle arti, nel commercio enelle monete, è facile convincersi che unagrande quantità di oro verrà messa pertal modo in circolazione, la quale andavaaffatto perduta. Il metodo praticato pre-sentemente, consiste in 5 separazioni dif-ferenti che passiamo a descrivere.

1 .a. Operazione. Sopra alcuni fornellidi un piede di diametro si stabilisconoalcuni vasi di platino, di forma ovoide,che ricevono ciascuno 3 chilogrammi diargento in granaglia, sul quale si versano6 chilogrammi di acido solforico con-centrato. Ciascun vaso è ricoperto d’ uncono di platino, il quale termina alla som-mità in un’apertura di circa 4 linee perdar uscita ai vapori. Si può adattare aquest’ orificio un tubo di platino, o untubo di vetro che conduca i vapori inapparecchi di condensazione. Questi for-nelli sono disposti sotto la capanna di uncammino.

L’azione dell’acido solforico a freddosarebbe nulla. Bisogna renderla attiva colcalore, e allora una porzione dell’acido sidecompone, ossida il metallo, e si cangiain gas solforoso che si sviluppa. A mi-sura che 1’ argento si ossida, combinacicon un’altra porzione di acido, e formaun solfalo d’argento che resta nel liquore.La disàoluiione non è vivace, nè lo svi-luppo del gas solforoso abbondante cheper le prime due o tre ore; dopo l’ope-razione procede più lentamente, e sussi-ste per 1 5 ore prima che tutto il metalloresti disciolto.

Nel tempo di questa operazione sisvolge non solo gas solforoso ma ancheacido solforico, perchè se ne impiega abella posta una quantità più considere-vole di quella che occorre. Bisogna adun-que poter guarentirsi dell’azione corro-