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Tomo I.
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St 4 4 AFFINAMENTO

siva dei vapori; quindi si stabilisce neltubo del cammino un fornello, il qualedetermina una rapida corrente d’ariache li trascina seco. Per lo stesso mo-tivo bisogna evitare che questi vaporisi diffondano al di fuori ; e si sarannoanche trovati probabilmente ì meni dicondensarli, lo credo che dopo avereottenuta la loro ascensione perpendicola-re, per liberarne il laboratorio, sarebbebene dirigerli lateralmente in un refri-gerante di piombo che condensasse l’aci-do solforico e lasciasse sfuggile soltanto ilgas solforoso ; questo verrebbe poi facil-mente assorbito, facendogli attraversarealcune botti contenenti creta soppesta eleggermente umettata di acqua.

2 . a Operazione. Allorché la dissoluzio-ne solforica è terminata, si trae dai vasi diplatino e si allunga di acqua finché se-gni 1 5 a 2 o“. Si lascia depoTre compiu-tamente la piccola porzione di polverebruna che rimase indisciolta, e la qualealtro non è che l’oro contenuto nell’ ar-gento. Si decanta il liquido, si lava il re-siduo, e si precipita il solfato d’argentocon lamine di rame, come abbiamo giàdetto trattandosi del nitrato d’ argento.Si lava diligentemente la polvere d’ ar-gento che si depone.

3. a Operazione. L’argento precipitatonell’operazione precedente si fonde in uncrogiuolo e si getta in verghe.

4 a Operazione. Siccome il solfato dirame serve a diversi usi nelle arti, è fa-cile trarre vantaggio dalle dissoluzioniche si ottengono con questo nuovo me-todo. Quando si è precipitato tutto l’ar-gento, si evaporano le soluzioni e si fan-no cristallizzare; si separano i più beicristalli, e il rimanente si cristallizza dinuovo.

Questo è il metodo di affinamentoattualmente usato. Resta a sapere se ivantaggi eh’ esso olire compensino le

Affinità'

spese. Non si può dubitarne, giudican-do dal prezzo assai modico per cui vie-ne praticato. Tuttavia esistono in que-ste operazioni alcuni discapiti che deb-bono cagionare perdite molto considera-bili. P. e. , quando si fonde una certaquantità d’argento, spesso accade che ilcrogiuolo si rompe e che, per quanta at-tenzione si usi a raccogliere le ceneri, sisoffre sempre una piccola perdita. Ogninuovo crogiuolo che adoprasi s’imbevedi nuova quantità d’argento : è vero chetutti questi rimasugli si riuniscono alleceneri del fornello, per trattargli come unminerale d’argento ; ma bisogna incon-trar nuove spese, nè si ricupera giammaiinteramente tutto l’argento. E' dunquea temersi che la modicità del prezzo del-l’affmamento così operato dipenda dallaconcorrenza maggiore dei lavori piutto-sto che da un reale vantaggio.

AFFINATOJO. Chiamano cosi i la-voratori di canape quel pettine di ferroche ha i denti più sottili e più uniti de-gli altri, e per i quali fanno passare la fi-laccia, che in tale modo riduce^» a mag-gior finezza ed eguaglianza.

AFFINITÀ', (a) L’affinità, ossia la for-za che tende ad unire gli atomi di diversanatura, varia coi differenti corpi; perconseguenza un corpo B non ha per uncorpo A Io stesso grado di affinità cheper un altro C ; d’onde ne viene che saràpiù o meno facile separale A da B cheda C, a circostante uguali sotto ogni al-tro rapporto.

(a) La somma importanza di coi è nel-le arti la conoscenza de)la teoria delle am-nità chimiche, ci persuade che non sara di-scaro ai nostri lettori li trovare qui tradottodall’ultima edizione del Trattato di Chimicadi Thenard quanto ad essa si riferisce, re-diamo non poter meglio riempirne la lacu-na che avvi su tale argomento nell originateche traduciamo. ( 1 traduttori ).