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Tomo I.
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2 58 Ano

Il vento die scappa a traverso le fes-sure di questi tubi soffia sulla mola etrascina la polvere nel canale R fig. n ,che può esser prolungato in S attraver-so il muro del fabbricato, o piegato asquadra, come in T, affine di ricevere icanali delle altre mole dell’officina. Que-sta disposizione è preferibile, mentre tut-to il volume d’aria essendo così portatoin un canale comune, avrà maggior for-za per trascinare la polvere.

Una valvola di sicurezza J, posta so-pra un’ apertura fatta nella tavola supe-riore dd. è tenuta chiusa da una molladi grosso filo di ferro. Essa si apre perlasciar iscappare 1’ aria superflua quan-do per 1’ elevazione del mantice la codaL, ad essa attaccata, giunge ad urtarecontro un piccolo dado di legno ; in talmodo non v’ è timore che il soffietto sirompa , aprendosi la valvula ogni qualvolta si riempie il regolatore.

I fili appuntati da ambo le cime ri-portami nella prima officina 5 ivi si taglia-no in due per farne due aghi, affinchè quel-li della stessa qualità abbiano lutti la stes-sa lunghezza : a tal oggetto adoperasi perciascuna specie un piccolo slromentocostruito come lo indica la fig. i 3 . E'desso una piastra di rame presso a pocoquadrata, due lati della quale soltantoportano un orlo rilevato ; l’uno è desti-nato a ricevere tutte le punte, e 1’ altroa resistere allo sforzo del forbicione. Po-rtesi in questo piccolo istromento un certonumero di fili in modo che le punte toc-diino l’orlo rilevato, e si tagliano tutti i filiin un colpo al diritto della piastra con unaforbice (fig. ! t ) che si fa muovere col gi-nocchio. Quindi riponesi sulla stessa pia-stra di rame la parte restante dei fili,collocandoli, come la prima volta, contutte le punte appoggiate all’ orlo, e ta-gliasi 1’ eccedente d’ un solo colpo ; lalieve perdita che si prova in tal caso è

Ago

inevitabile. Nella prima operazione, quan-do si tagliarono i fili per fare due aghi,vi si è lasciata una lunghezza maggiore,non essendo sempre possibile agli arrotiniod appuntatori di non consumare i filiche della quantità rigorosamente neces-saria per farvi la punta, ed allora spes-so questi fili sarieno troppo corti a far-ne due aghi perfettamente uguali.

Dispongonsi in piccole cassettine dicartone o di legno gli aghi parateli! gliuni agli altri a misura che tagliansi dellalunghezza che devono avere, e si porta-no queste cassettine all’ operajo incari-cato di stiacciare la testa degli aghi. Que-sti seduto innanzi una tavola, su cui èattaccato un dado d’acciajo di forma cu-bica, ed i cui lati sono di 8 a 9 centi-metri, prende con la mano sinistra 20a 2 5 aghi fra il pollice e l’indice, e glidispone a foggia di ventaglio, cioè collepunte unite sotto il pollice e le teste piùdistanti fra loro al di fuori; poggia que-ste sul dado d’ acciajo, batte varj colpisuccessivi su tutte, e le appiana in unistante. L’operajo dispone questi aghi inuna scatola con le punte tutte da unlato.

Le teste stiacciate sono divenute cru-de a cagione del colpo di martello, sifanno quindi ricuocere, si portano mun forno, e dopo averle riscaldate abba-stanza, si lasciano raffreddare lentamen-te, e quindi si recano all’ operajo chedeve forarle.

Un fanciullo seduto innanzi ad unatavola guernita d’ un dado d’ acciajo, si-mile a quello dello stiaccialorc , prendecon la mano sinistra un ago ed il pun-zone adattato alla sua grossezza; pone1’ ago sid dado ed il punzone sulla te-sta dell' ago, e batte subito un colpo dimartello sid punzone, poi rivoltando 1 a-go ed applicandovi il punzone dall’ altrolato in modo da incontrare il (òro co-