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Tomo I.
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sto in elevazione alla fig. 22, edinispac-cato fig. 2 3 . Questo barile è guernito dipunte su tutta la sua superficie interiore ;vi s’introducono gli aghi e vi si aggiungel’acqua di sapone assai calda che si rin-nova più volte. Si fa girare il barile len-tamente per non rompere gli aghi.

Quindi asciugami gli aghi con segatu-ra di legno nella botte ( fig. 21 ), comeabbiam già spiegato.

Asciugamento degli aghi. L’operazio-ne della pulitura si compie asciugando gliaghi ad uno ad uno con tela, e gettandoa parte quelli spezzati.

Scelta degli aghi. Gli aghi bruniti ven-gono recali in un’ officina che si ha curadi tener sempre asciuttissima, perchè gliaghi sieno meno soggetti ad irruginire.Quest’officina, è in uno dei piani più altidella fabbrica, c vi si mantiene il fuocoin istufe l’autunno, l’inverno e la pri-mavera. Il sudore delle mani, ed il fia-to stesso degli operaj nei grandi calo-ri, sono bene spesso ostacoli alla fabbri-cazione.

Un operajo rivolta dapprima gli aghi,ossia pone tutte le crune da un lato, esepara i difettosi. Un altro separa gli a-ghi in due qualità, secondo la loro bru-nitura più o meno lucida.

Un terzo operajo è incaricato di met-tere a parte gli agili, la punta dei quali èrotta. La scelta si fa con altrettanta pre-stezza che facilità. L’operajo pone due otre mila aghi in un anello di ferro A ( fig.2 4) che ha due pollici di diametro, e gliinette tutti sopra uno stesso piano dal latodella testa; poi guardando attentamentetutte le punte, conosce quelle che sonospezzate; allora con un piccolo uncinettopiantato sovra un manico di legno (fig.2 5 ), prende pel suo foro l’ago la cui pun-ta è spezzata, e lo leva. Questi aghi ri-passano fra le mani di un altro operajoche gli appunta di nuovo sopra una mo-

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la ; se ne fanno aghi più comuni, e piùcorti relativamente alla loro grossezza.

Un operajo raddrizza gli aghi curva-tisi durante la pulitura, sopra un’incu-dinetta di legno col martello.

Un altro operajo separa ogni qualità diaghi in tre mucchi, secondo le varie lorolunghezze. Questa operazione si esegui-sce assai prontamente, ponendo succes-sivamente varj aghi fra il pollice e l’in-dice perpendicolarmente ; l’operajo giu-dica a tatto quali sono i più lunghi, imezzani e i più corti, talché un cieco po-trebbe occuparsi in questo lavoro.

Riduzione in mazzi ed affinatura. Gliaghi ripongonsi a centinaja in una cartaazzurra o violetta, composta in modo par-ticolare, la quale descriveremo a suo luo-go. (V. CARTA PER GLI AGHI.)

Un operajo taglia la carta in piccoliquadrati d’ una grandezza proporzionataagli aghi; per solito il lato di questi qua-drati ha una lunghezza tripla di quelladegli aghi.

Un fanciullo piega in tre questa cartae forma la prima piega ; frattanto un o-perajo numera cento aghi e gli pone inuno dei bacini della piccola bilancia: mseguito pone nell’ altro bacino alcuni pesiequivalenti a quello dei cento aghi, dopodi che versa questi ultimi in una dellecarte, alle quali fu data la prima piega,nell’operazione precedente. Seguitando apesare gli aghi, coi pesi rimasti alla bi-lancia, ottiene centinaja d’aghi senza con-tarli, e li versa a mano a mano, e a mi-sura che li va pesando, nelle cartine pre-parate, ed alle quali fecesi la prima piega.

Un altro operajo finisce di piegare lecartine, e quindi le pone in un cassettinoche porti il numero degli aghi.

Questi agili si recano ad un altro ope-rajo, che ne affina le punte, con una pic-cola mola quadrangolare piantata sopra unalbero, come la mola D (fig. 11 ), e che vien