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Tomo I.
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265
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Ago

fatta girare da una corda eterna che pas-sa sopra una ruota grande simile ad A A,e sopra una piccola puleggia ( fig. 11 ).Nella fig. 26 vedesi questa piccola molapiantata sopra il suo albero, con la pu-leggia che riceve la corda eterna, ecollo-cata fra due ritti B B. La fig. 27 pre-senta la sezione di questa stessa mola so-pra una scala molto maggiore; questapiccola mola di schisto micaceo compat-to, quarzoso insieme e calcareo, è lun-ga 9 aio centimetri e grossa da 1 a2 centimetri ; lo sue dimensioni varianosecondo i diversi aghi. Ad Aix-la-Cha-pelle prelendesi che se questa mola nonfosse quadrangolare non darebbe la bru-nitura necessaria; noi vedemmo però al-cune fabbriche servirsi di mole cilindri-che per affinar gli aghi. A Neustadt que-ste mole cilindriche hanno il diametro di0 a 4 centimetri e 12 centimetri dilunghezza.

L 1 operaio prende ad una ad una lecartine piegate, le apre, e ponendosi fral’indice ed il pollice circa 2 5 aghi, li pog-gia lutti per la punta sulla mola, e fa gi-rare gli aghi col pollice; in tal guisa inquattro volte brunisce cento aghi e liripone; per lo più è assistilo da un fan-ciullo che apre e chiude le cartine. Lepunte che sono rintuzzate ed ottuse, ven-gono affilate con questa operazione chedà in pari tempo una tinta azzurrastra,di-versa da quella del rimanente delfago ( a ),aU’estremità vicina alla punta sopra unalunghezza uguale sempre alla larghezzad’ uno dei lati della mola quadrangolare.Gli angoli vivi di questa mola vengonoad urtare successivamente gli aghi, c pro-ducono lo stesso effetto che i labbri ed i

(n) L’atto di colore di questa bruniturafa che i trancesi chiamino l’operaio le blueur ,ossia rendendo ta parola italiana l 'azzurra-tosi’. - .

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meccanici fanno sui metalli con la lima,quando gli drizzano per lungo. Questabrunitura eseguita nella direzione dell’as-se, laddove invece tutte le altre sono tra-sversali, è quella che produce i varj attidi colore. Allorché gli angoli della molacominciano a rotondarsi, questa si scar-ta, poiché, a dire degli operaj, non po-trebbe più nè intaccare gli aghi, nè darloro bella lucidezza.

Poscia un opcrajo prende le cartine, esi scrive sopra con inchiostro bianco il nu-mero degli aghi, il nome del fabbricatoree le marche particolari, adottate per ognispecie ed ogni qualità d’aghi. Un altro o-perajo stampa con un sigillo di rame lainsegna della fabbrica sulla cartina.

Dopo tutte queste operazioni gli aghivengono posti in commercio; uniscon-si dieci cartine in una sola per formaremille aghi ; involgonsi in carta azzurra ovioletta che legasi con filo bianco per gliaghi comuni; e con filo rosso per quellidetti inglesi.

E' facile distinguere i veri aghi ingle-si da quelli che sono imitati ; i primihanno sempre la loro punta nell’ asse,quando al contrario i secondi spesso lahanno fuori di centro : ciò vedesi facil-mente rotolando gli aghi fra il pollice el’indice.

j 4 ghi cementati. Finora non si è par-lato che degli aghi fabbricati col filod’acciajo ; resta ancora a farsi un brevecenno su quelli fatti con filo di ferro, fntal caso tutte le operazioni che precedonola tempera sono le stesse di quelle già de-scritte, ma prima della tempera convieneaggiungerne un’altra cioè la cementazione ,mediante la quale il ferro convertesi inacciaio. Quest’operazione si eseguisce di-sponendo gli aghi stratificati in crogiuolocon carbone in polvere, o, come si usa aNeustadt , con un miscuglio di.fuliggine,corna di bue, scorze d’uovo e sai amino-