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Tomo I.
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2 60 A fio

muco ( idro-clorato cP amriioniaca). Po-nesi il crogiuolo in mezzo ad un vivo fuo-co, e vi si lascia varie ore : di quando inquando levasi con una molletta un ago ofilo di saggio, lo s’immerge subito nell’a-cqua, e si spezza fra le dita, per giudicaredell’ avanzamento della cementazione .Quando l’ago od il filo non hanno mac-chie, e si spezzano facilmente e con cru-dezza, l’operazione è finita ; allora levansigli aghi e temperami, gettandoli nell’a-cqua fredda. Le operazioni che seguonodopo la tempera sono le medesime cheabbiamo già descritte.

La fabbrica di un ago esige circa iaooperazioni distinte, come si è potuto os-servare, ma queste succedonsi quasi senzainterruzione, e si fanno con rapidità; d’al-tronde lo stipendio dei lavoranti ad Aix-la-Chapelle , è assai mite, ed è questo unvantaggio che inutilmente cercherebbesialtrove.

Pagansi agli operaj per ogni mille aghi,3 o centesimi per tagliarli; 7 e mezzoper appuntarli ; 5 per istiacciarli e mar-carli ; 5 per forare la cruna e darvi laforma occorrente, 20 per incavarne latesta. Totale 67 centesimi e mezzo. Unfanciullo può marcare o forare 4 milaaghi in un giorno.

Percorrendo questa sorta di manifat-ture, non è difficile scorgere che questavarietà di numerose operazioni alle qualiè assoggettato ogni ago, porla l’impron-ta della perfezione a cui è giunto la fab-brica. Nelle arti meccaniche dividere illavoro è lo stesso che abbreviarlo; molti-plicare le operazioni è semplificare; de-dicare esclusivamente un operajo parti-colare ad ognuna di esse , è ottenere adun punto celerilà ed economia.

** Crediamo nullameno esser cosa mol-to desiderabile che si possa un giornoritrovare una macchina, come sarebbeuna combinazione di cilindri, la quale

Ago

supplisca alla maggior parte delle opera-zioni nella fabbricazione, ed un modo dipulire esente da quella lunga successionedi lavori, e dalle perdite di tempo in ogginecessarie.

Un inglese , Guglielmo Bell di Walsal,rice*:ò una patente per fabbricare conacciaio fuso o ferro, gli aghi da cucire, ipunteruoli, gli ami, i ferri da calze, gliaghi per le reti, e quei per le vele. Lasua maniera d’operare era semplicissima;fondeva in un crogiuolo dodici e fin 20libbre di ferro o d’acciaio : (piando que-sto era fuso al grado conveniente vi get-tava sopra carbone in polvere con calce,o sale marino, agitava frequentementecon una verga di ferro, levava le scorie,poi gettava la materia così depurata neisuoi stampi, i quali erano di ferro o me-glio ancora, a suo dire, di arena. Non sap-piamo se questa invenzione, a nostro cre-dere importantissima, abbia corrispostoperfettamente. * ( G. M. )

Osservazioni generali. Avvi una quan-tità d’istromenti cui si dà il nome diaghi, e che non somigliano in alcun mo-do agli aghi da cucire ; tali p. e. sono gliaghi del telajo da calze, quelli per fare lereticelle, quei del telajo da tessere, queidel disegnatore, del guantajo, del fab-bricatore di reti, ec. ec. Non ci occupe-remo presentemeute della fabbricazionedi questa sorta di aghi, ina ne descrive-remo la forma ed il modo di fabbricarliparlando delle varie arti in che vengonoadoperati.

In chirurgia adopransi aghi di variesorta; questi non si fanno già in fabbri-ca come quelli da cucire, ma i coltellinaj,che si occupano della fabbricazione deghstrumenti di chirurgia, fabbricano questiaghi ad uno ad uno ed alla mano. Gene-ralmente tutti gli aghi che vengono ado-perali ad ogni sorta di cucitura o di rica-mo, si fanno in fàbbrica qualunque sia la