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Tomo I.
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afi8 Agoraio

rapporto immediato colla costruzione de-gli aghi calamitati.

i.° Conviene prima temperar gli aghi,poi farli ricuocere (V. acciaio), brunirlied in fine calamitarli.

2. 0 Accostumasi intagliare la lettera Nsopra una delle estremità dell’ ago cala-milato per indicare quella che dirigesial Nord ; spesso anche non si fa che az-zurrare questa estremità al fuoco primadi calamitare.

3 .° L’ ago meglio equilibrato sopra ilsuo perno cessa di essere in equilibrio do-po calamitato : la punta del Nord inclinasiin Europa verso terra, pel che convieneevitare questa inclinazione , col porre ilcappelletto fuori del centro di gravità, oeli' e ancor meglio, aggiungendo un pic-colo peso all’ estremità Sud perchè l’agoconservisi orizzontale.

4 -° La linea che s’imagina come at-traversante da una punta all’altra, o l’assedi figura dell’ago non è comunemente1’ asse magnetico : così questa punta, ola linea che divide per mezzo una spran-ga calamitala, non indica che presso apoco la vera direzione dell’ ago ; per tro-var questa direzione occorre una opera-zione speciale che si esporrà all’articolobussola. Tale differenza è una corre-zione costante che deesi recare a tutte leindicazioni dell’ ago quando abbiasi periscopo di assegnare la vera posizione delNord. (Fr.)

* AGORAIO. Quegli che fa, o vendegli aghi ( V. ago ).

* Agoraio, chiamasi pure quel boc-cinolo nel quale tengonsi gli aghi. Vedi

ASTUCCIO.

* AGOSTINO (St), presso gli stam-patori è una sorta di carattere, così chia-mato perchè ha lo stesso corpo e lo stes-so occhio di quello con cui nel 1467venne stampato il libro De dotiate Deidi St. Agostino. In Italia questo caratle-,

Agresto

re dicesi più comunemente Silvio (V. ca-ratteri da stampa).

* AGRESTO. E’ una vite la cui uvanon giunge mai a perfetta maturazione.Agresto dicesi pure il succo tanto di que-st’ uva che di qualunque altra non ma-tura, e questo succo è di grand’ uso nel-F economia domestica. Compongonsi conesso salse piacevolissime.

Ecco la maniera di preparare l’agres-to. Pestasi l’uva immatura in un mor-taio di pietra, avendo cura di nonischiacciare gli acini ; spremesi il succoattraverso un pannolino, se ne riempie-no bottiglie comuni, die si espongono alsole senza otturarle ; il liquore fermenta,e caccia fuori le materie impure ; ognimattina, per 6 a 7 giorni aggiungesi nuo-vo agresto nelle bottiglie per sostituirequello ch’esse hanno perduto in iscliiu-ma. Comunemente dopo questo tempola schiuma essendo divenuta bianca, lafermentazione cessa; prendesi allora unabottiglia vuota e vi si decanta il liquore,avendo cura di non lasciar uscirò nulladel deposito che vi è sul fondo e che sigetta via. Turansi le bottiglie con o-lio (a), o con un buon turacciolo di so-vero, e pongonsi in cantina per 1’ usogiornaliero.

Siccome però questo succo preparatoin tal guisa perde, a motivo della fermen-tazione, gran parte «Iella sua acidità, èpreferibile il metodo seguente. ( G. M.)

Al succo spremuto si aggiunge, agi-tando molto il liquore, una piccola quan-tità di latte. Il latte si quaglia e ne sepa-ra tutta l’impurità: il liquore diviene in-teramente scolorito. Subito si feltra percarta nel più breve tempo possibile. Si

(a) L’olio migliore a tale oggetto è quel-lo di garofano, impedendo esso la congela-zione, dell’agresto, nè gelandosi il verno co Lme fanno gli altri olj, che per conseguenzalasciano allora passar l’aria. (I ti adiutori )•