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Tomo I.
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271
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Agrimensore

non siano Ire angoli, il restante di que-sta figura può determinarsi come conse-guenza delle parti che conosce ( V. geo-metria ). Cosi per non moltiplicare leoperazioni senza utilità, sceglie un la-to che chiama base e lo fa comune amolti triangoli ; tale si è A B fig. 5, Tav.Ili, delle Arti del calcolo. Questo lato ècomune ai triangoli ABC, A B D, AB E, ec. 1/ agrimensore misura questabase col mezzo d’ una catena, d’ uncompasso geometrico, d’ un metro , od’ un tesa, ec., poscia, stando successi-vamente alle due estremità, prende conistromento adattato a tale scopo ( V . an-goli ), il valore degli angoli che forma-no con questa base A B i varj raggi vi-suali A C, B C, A D, B D, ec. diret-ti da queste due stazioni agli altri pun-ti C, D, E, F, G, della campagna, pun-ti ciascuno dei quali è la cima d’ un tri-angolo fatto sulla base comune A B.

Allora in ognuno di questi triangolisi conosceranno tre delle sei parti che licompongono, cioè la base A B, ed il nu-mero di gradi degli angoli che formanocon questa base, i lati che dalle due estre-mità vanno alle cime C , D ...... Il

rimanente risulta da una operazione gra-fica molto semplice ; il disegnatore con-durrà sulla carta una linea a b, che faràdi altrettante parti della sua scala quan-te sono le unità metriche contenute nel-la base A B, cioè quanti metri, tese, pie-di, ec. , contiene A B secondo che le di-mensioni della precisa estensione, chevuol darsi al disegno stanno a quel-le del terreno. Servendosi del quadran-te, segnerà egli colla matita alcune ret-te indefinite a e, a <f, a c,.le

quali facendo con a b alcuni angoli dellostesso numero di gradi di quelli che faA B, con le rette, A E, A D, A C ;. . . .lappresenteranno le direzioni dei raggi vi-su.ili condotti dal punto A ; ugualmente

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tirerà dalla estremità b le rette b c, b d. .. . facienti con a b gli stessi angoli chefanno con A B, i raggi visuali B C, B D,ec. ; le seconde rette andranno a taglia-re le prime in alcuni punti c d e .

che determineranno una figura simile af-fato ad A B C D.la quale servirà

di regolatrice alla pianta ricercata.

Da questo si scorge che volendo coinoscere di quante unità metriche sianole distanze fra D e C, od A e D, distan-ze che non si sono effettivamente misu-rate sul terreno, basterà prendere que-ste distanze d e o a d sulla punta conun compasso e portarle sulla scala dellafigura ; il quadrante farà anche conosce-re tutte le inclinazioni dei varj lati.

Quanto allo scegliere la linea A B, chedeve servire di base bisogna dipenderedalle località, giacché è manifesto chequesta base dev’ essere la più lunga pos-sibile ; che la sua direzione non può es-sere interrotta da ostacoli che non per-mettano misurarne la lunghezza in li-nea retta; che finalmente dalle due sueestremità, convien poter vedere il mag-gior numero possibile degli altri puntiprincipali che voglionsi notare nella pian-ta. Bisogna anche evitare 1’ uso d 1 an-goli troppo acuti o troppo ottusi, giac-ché la misura e la descrizione di questiangoli mancano di precisione . Gli og-getti che non possono esser visti da tut-te e due le estremità A e B, rilevansiprendendo per base qualche altra lineadella pianta che non presenti tale diffi-coltà, e questa linea può essere una diquelle già determinate come A C o A O,senza che sia d’ uopo misurarla effetti-vamente.

Del resto i metodi variano molto se-condo le circostanze , gli accidenti delterreno ed anche gli strumenti dei qua-li si fa uso. Così in una campagna aper-ta, la tavoletta presenta graudi vantag-