ÀI .CARRAZAS
trovar il grado conveniente di questatessitura.
Le terre che si fanno entrare nel-la composizione delle stoviglie comuni,prendono maggior o minor aderenza nelcuocersi, secondo la loro natura, e dan-no vasi di una materia più o menocompatta, secondo che sono più o me-no argillose, e contengono maggiore ominor copia d’ allumine ; da questo neviene la necessità di mescolarle con altresostanze che possano dar loro, come oc-corre, maggior consistenza o leggerezza.E' difficile trovar una terra che possaconvenire nel suo stato naturale alla fab-bricazione degli Alcarrazas ; quella diMalaga ha tale proprietà, ed ivi que-sti vasi fabbricansi nello stesso mododelle stoviglie comuni, dalle quali nondifferiscono che per non essere verni-ciati. Ad Anduxar, nell’Andalusia , i fab-bricatori mescolano colla loro argillatroppo compatta, una certa quantità disai marino , che cagiona 1’ effetto didividere la materia, separarne le mo-lecole, e produrre nello sciogliersi unainfinità di minuti forellini. Questo miscu-glio, nella proporzione di una libbra disale marino per circa 20 libbre di terra,si fa all’atto dell’ impastare, e dopo averpreparata la terra come per le stovigliecomuni ; si fanno cuocere i vasi in unforno da pentolajo, ma senza dar loropiù di mezza cotta, la quale può dura-re io a 12 ore. Lasteyrie fu quello che■-Ce conoscere questo genere di fabbri-cazione , e portò anco dalla Spagna al-cuni campioni d’Alcarrazas, dei qualiDarcet fece 1’ analisi ; secondo questochimico, essi sono composti di cinqueparli di terra calcare, e otto di terra ar-gillosa. (Bollettino della Società cC inco-raggiamento dì Parigi , t. Ili, pag. 92 ).Fourmy, celebre già per 1’ invenzionedelle sue stoviglie salubri, conosciute sot-
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[ to il nome d’ igiocerami, occupossi, ilprimo in Francia , della fabbricazione de-gli Alcarrazas, e trovò metodi partico-lari per fare certi vasi da rinfrescare, aiquali diede il nome d’ idrocerami. A suoluogo gli descriveremo ed insieme offri-remo la maniera di usarli.
Questi vasi però hanno varj difetti ;il principale loro inconveniente, che sem-bra difficile per non dir impossibile dievitare, è, che in capo ad alcuni mesi ,adoprandoli, copronsi, nell’ interno edanche all’ esterno, di una sostanza ver-de, probabilmente una specie di confer-va, che non solo ottura in parte i loropori, ma ben presto imputridisce, e co-munica al liquido un sapore molto dis-gustoso.
’* Sarà quindi assai più vantaggio-so il supplire agli Alcarrazas con vasi dimetallo stagnati, o meglio anche d’argen-to assai sottili, involgendoli in un pan-nolino bagnato, ed esponendoli al sole ;questo è il metodo più economico e piùcomodo di procurarsi una bevanda fre-sca nella state, la quale, oltre all’ essergratissima, riesce anche utile in qualitàdi antisettico. * (G. M.)
ALCHERMES. L’alchermes è unaspezie di elisire stomachico, che si mutòin un rosolio assai ricercato d’ un sapo-re delicato e molto gradevole ; se nefabbrica a Milano, a Napoli, a Roma eprincipalmente a Firenze , ed è di gran-fi’ uso in tutta Italia . Sembra certo chenon tutti i fabbricatori lo facciano conla stessa ricetta,poiché si osservano grandifferenze tra 1’ alchermes di un distilla-tore e quello di un altro.
L’alchermes deve il suo nome all’ in-setto che serve a colorirlo, ed è il coc-cus ilicis, adoperato in tintura, e cono-sciuto sotto il nome di grana di scarlat-to, Kermes vegetale, ec. Nel giornale dìfarmacia di Parigi pubblicossi nel «80938